29 minuti, 32 metri, 2′ di decompressione

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Oggi ho fatto la prima semplice immersione, tanto per riabituarmi: è da quando, a Giugno dell’anno scorso, sono andato a cercare gli squali sulla Great Berreer Reef nel Queensland Australe che non scendevo più sott’acqua.

La miscela arricchita di ossigeno ha i suoi vantaggi: respiri meno e meglio, meno azoto e meno tappe di decompressione. Mi dicono anche ti lasci una lieve euforia energetica: non ne sento la traccia e, conscio della trippa, ho fatto bene a caricare i 6kg di zavorra, vista la muta da 2mm. Devi rimanere sopra i 40 metri, per la percentuale di O2 che ho nella bombola, ma qui ce n’è più che in abbondanza da vedere nei primi 15.

Sforbicio le pinne e scendo in acqua, do l’ok alla mia guida, un diver indiano che ormai ha all’attivo 2,600 immersioni, e veniamo salutati da un branco di bat-fish che procedono solenni fino a quando qualche grande carangide si insinua nella loro tranquillità. Vedo dei tonni in lontananza: ho un desiderio alimentare che mal si concilia con le rigide regole di quest’area sperduta del mondo: “guarda, non toccare e NON mangiare”.

Lascio la parete del reef per un piccolo tuffo e mi fermo poco sotto i 30 metri, mentre il profondimetro pigola dichiarando l’inevitabile futura tappa di decompressione. Una sagoma preistorica si vede in lontananza: grigio su blu. Predatori perfetti, gli squali. L’evoluzione con loro ha fatto “bingo” qualche milione di anni fà e si son fermati così come li vediamo oggi.

È piccolo, sotto i 3 metri, pinna bianca: ci osserva e si allontana in un largo cerchio, tanto se dovessimo sanguinare lo percepirebbe a 3km di distanza. Pesci pagliaccio dentro gli anemoni che si stupiscono quando li avvicini mentre si sentono al sicuro nelle spore urticanti.

Consumo metà delle atmosfere, senza preoccuparmi di economie, tanto è un giro breve e non c’è corrente. Comincio a riportarmi a 15 metri e il computer ricalcola una decompressione minore. Cazzo, mi ricordo ancora quando, 30 anni fa’ scendevo col profondimetro ad olio e le tabelle sul regolo per calcolare i miei stop: adesso è quasi troppo facile.

4 metri, due minuti in posizione statica ad aspettare che tutto l’azoto sciolto si sia ricomposto senza creare un effetto Perrier nelle mie vene.

Troppo bello il mondo sott’acqua.

La foto di oggi? Il Dawn jetty, mezzora prima del tramonto

20110905-015549.jpg

2 responses to “29 minuti, 32 metri, 2′ di decompressione”

  1. aspide Avatar
    aspide

    quanto ti capisco, mio caro vecchio codadipaglia!!
    Sai che appena posso mi concedo una settimana nel blu a bearmi dei silenzi e dei colori del reef!!!
    Hai il compito di dedicarmi almeno due immersioni!!! Intanto la solita vecchia aspide per rientrare in forma dopo le vacanze si sta massacrando di allenamenti con il suo socio, per fortuna la prossima settimana è in giro per lavoro :-))) 😀

    Non hai ancora conosciuto il tuo nuovo tapis!!! Noi intanto cominciamo a raccontargli le tue imprese sportive e ginniche!!

  2. Benedetto Avatar

    Anche io voglio conoscere il mio nuovo tapis! Aspide, mi manchi tanto. Anche tu, mau, of course…

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