Master mi confeziona un blazer

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Giuseppe mi è passato a prendere e assieme siamo andati a trovare The Master, il suo sarto a Bur Dubai, nel suq dei tessuti: gestito da indiani, popolato da indiani, vissuto da indiani- Mi sembra di poter dire che il quartiere sia decisamente indiano.

Tra un negozio di tessuti e l’altro c’è un negozio di tessuti. Cambi strada e trovi 86 sarti. Le logiche di mercato come concorrenza, bacino di clientela e amenità simili qui sfidano la legge della gravitazione newtoniana: sei in un universo parallelo che parla hurdu e indi.

Entriamo in negozio e il sarto è assente: “Master is back in 5 minutes” ci dice l’assistente abituato a dare la stessa risposta anche quando il suo capo è appena partito per 6 mesi di vacanza nel Karnaka. Giuseppe vive qui da 6 anni e non si fa fottere: “Let’s call him“. Lo chiamiamo e ci dice che in massimo mezzora sarebbe arrivato: facciamo la tara e ci apprestiamo a due ore di giri vari prima che arrivi.

Andiamo intanto a scegliere i tessuti in un altro negozio. Alla domanda se abbiano un tessuto 160 o 180 in pura lana ci conducono nel sancta sanctorum del piano di sopra dove la scelta è solo di lane italiane. Schivando un paio di gessati modello Chicago anni ’30, provo, aggindandomi a toga, un grigio scuro per il classico abito da “sto guadagnandomi il pane quotidiano” e un blu (non particolarmente acceso però) per un blazer. E qui mi son sfogato e ho cominciato a realizzare un sogno che ho da tempo.

Passo nella filiale femminile per trovare la seta per la fodera chiedendo estressamente disegni cachemere sul rosso e sul blu. Mi propongono anche una stola leopardata, una zebrata e altre robe simili: non capiscono la battuta quando chiarisco che la giacca non mi serva per performance da lap-dance ma solo a dare un pizzico di trasgressione all’aria seriosa.

Alla fine 8,5 yarde di tessuti in pura lana e 3 yarde di seta, dopo un’acceso negoziato, mi costano poco più di 300 euro.

Torniamo dal Master che intanto, Krishna lo benedica, è tornato. Giuseppe mi apre il terreno lamentandosi dell’assenza delle cifre sull’ultima camicia e sul fatto che sia dovuto tornare 4 volte per l’ultimo abito che gli ha confezionato. “L’unico modo che hai per scusarti di tutti questi problemi è quello di fare un grande sconto a questo mio amico“.

Il sarto imbraccia il suo metro e comincia, come se stesse recitando un karma, a prendermi le misure mentre il suo assistente diligentemente le riporta senza bisogno che ci sia una sola parola di spiegazione: Il 47” si riferirà alla lunghezza della manica, al giro-vita o al cavallo? Chi può dirlo. Assumo che questo sia dovuto ad anni di pratica professionale e di simbiosi tra Master e Assistant. Se poi mi troverò un abito che assomiglia alle scelte stilistiche di Lady Gaga darò fuoco al negozio per pura semplice ritorsione.

Mi fa i complimenti per il disegno della fodera in seta ma non capisco se sia ironia, sarcasmo o puro apprezzamento gay.

Concordiamo il prezzo: il confezionamento di 1 abito completo, 1 pantalone in più e 1 giacca mi costerà 200 euro. Totale 500 euro e mi faccio un pezzetto di guardaroba. Roba che se funziona mi metto nel business del web-tailored-made fashon. Ci diamo appuntamento alla prossima settimana per la prima prova.

Ho raccontato stamani la mia avventura sartoriale a Gianluigi. Con sagace realismo mi ha risposto “Voglio vedere che cosa ti confeziona e poi ne parliamo“.

In passato avevo già fatto un esperimento simile, facendomi confezionare delle camicie a Karama, sulla base di quelle che uso. Avevo fotografato il “Master” di allora e ve lo ripropongo qui sotto. Era il 2004.

2 responses to “Master mi confeziona un blazer”

  1. Matteo Avatar
    Matteo

    Secondo me i complimenti del maestro erano legati alla terza opzione 😉
    Cmq mi ha detto Gigi che sei soddisfatto..a quando il prossimo giro ??

    1. Maurizio Vagnozzi Avatar

      Prossima settimana arrivo in ufficio con l’abito fresco di sartoria, filistei di poca fede che non siete altro!

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