Sono seduto in una lounge della Saudi a Riyadh, felice e sereno come un motore diesel che deve fare il tagliando dei 500mila kilometri. Due parole al volo perchè sono veramente al galoppo.
Sono atterrato ieri mattina alle 6 nel Regno dei Custodi delle Due Moschee e ho lavorato non stop tutta la giornata fino alle 23. L’unico barlume di luce è stata la notizia del raggiungimento del quorum e successivi risultati dello spoglio che mi hanno visto saltare in piedi nel corso di una serissima riunione, gridando “si, siiii, siiiiiii, siiiiiiiiiiiii“.
Mi son giustificato adducendo un’esuberanza referendario sessuale: ma spiegare le due cose (referendum e sesso) ai miei interlocutori locali è stato come descrivere la cottura di un filetto Angus beef ad un vegetariano.
La giornata si è conclusa con un meeting Town Hall in una sala che dire fosse “condizionata” è come dire che l’oceano è “bagnato“. Dopo mezz’ora avevo una sottile pellicola di brina sulla pelata. All’ora un ghiacciolo mi colava dal naso e le falangi erano blu. Secondo un rapido calcolo per difetto, l’energia necessaria per portare la temperatura ad un gap dall’esterno 49 gradi ann’interno di 16 scarsi, è equivalente al fabbisogno delle Repubbliche Baltiche per un mese intero, durante l’inverno quando accendono la luce anche a mezzogiorno.
Scappo al gate che mi chiamano il volo. Volevo solo confermarvi che son vivo!
La foto di oggi? Riyadh, ovvio ……
Maurizio Vagnozzi


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