Oggi ho in programma un fantastico LIN>FCO>DOH>DXB (18 ore di sbattimento) dovuto all’assenza di qualsivoglia volo che mi permettesse di raggiungere Dubai in giornata ad un prezzo che non sembrasse una donazione di quelle che il nostro Presidente del Consiglio effettua durante le formali cene ad Arcore (pronuncia hard-core).
Amo ricordare gli aeroporti di Tripoli, Almaty e Sharja come le esperienze più pittoresche dei miei vagabondaggi (ad Almaty ho baciato il portellone di un Airbus Lufthansa dal piacere di lasciare il paese), ma, da incallito esterofilo, dimenticavo i gioielli di casa nostra: il terminal T3 di Fiumicino.
Evito di soffermarmi sulle facili polemice culturali (l’addetto al check-in assomigliava ad un personaggio di Verdone e mi ha accolto con un “Aho, dov’è che ‘namo oggi? Cheeee? Nooooo, ‘a fast-tracche ‘un ccc’abbbiamo: mannaggia s’ha a fa cooda“) ma mi corre di testimoniare la pesante inefficienza dei servizi. La lounge “Le Anfore” è paragonabile ad una sala d’attesa di seconda della stazione Termini e i commenti poliglotti sono di selvaggia critica: signori che amministrate questo aeroporto, vi rendete conto della figura di merda che facciamo dinnanzi a facoltosi turisti e interessati businessmen? No, provabilmente lo sapete ma non ve ne fotte una beata rapa (originale è “minchia” ma non volevo plagiare il maestro Camilleri). Anche l’accesso alla rete è a pagamento, a meno di non collegarsi a ufo alla rete che offre Alitalia (difatti sono un wifi squatter adesso).
Oggi non ho ancora scattato nessuna immagine: vi faccio allora vedere la Camillona che stamani ho salutato uscendo di casa alle 6:30am, ricevendo in risposta un grugnito dal sonno più profondo.


Leave a reply to annamaria valentinetti Cancel reply