Si torna all’ombra delle dune

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È passato davvero un po’ di tempo dall’ultima volta che sono rimasto a terra, o meglio “insabbiato”, a Dubai. La maggior parte degli ultimi anni li ho trascorsi svolgendo il mio incarico in Estremo Oriente e tornando qui solo occasionalmente. Adesso è diverso, e dopo il mese passato in Giappone, è il momento di sistemare alcune cose qui, dove tra l’altro per me è “casa” da molti anni.

Un po’ di cambiamenti sono in arrivo: il più evidente è il piano di trasferirmi dal mio attuale appartamento nel quartiere DIFC, spostandomi ad Abu Dhabi, e a breve farò le valigie e mi trasferirò nello stesso edificio dove ho vissuto per sette anni, a partire dal 2013. Lo so, sono abitudinario.

Ci sono poi alcuni buoni impegni come perdere peso e vivere una vita molto più sportiva, come facevo prima della pandemia, ma aspetto a condividere qualsiasi impegno finché i primi risultati non saranno chiaramente visibili (diciamo i primi 10kg se ne siano andati)

Tornare stabilmente a Dubai mi ha colpito diversi fattori: il costo degli immobili è il primo, sostenuto soprattutto dai capitali russi che escono dal Paese per evitare sanzioni e rischi dopo l’invasione dell’Ucraina. Non è una sensazione ma un dato statistico chiaro: il 47% dell’aumento dei prezzi è dovuto a una sola nazionalità, che ha speso qui 145 miliardi di dollari, secondo i rapporti immobiliari ufficiali.

Questo è uno dei motivi per il padrone di casa qui, al rinnovo dell’affitto, si è adeguato chiedendomi un canone del 60% superiore a quello pagato l’anno scorso. No way, thanks, me ne torno ad Abu Dhabi.

Il secondo è il traffico.

Con il boom turistico tornato ai record del 2019 e l’aumento della popolazione, il sistema stradale è completamente congestionato, indipendentemente da quante infrastrutture siano state aggiunte, migliorate e ben mantenute. Tornare a DownTown, dalla zona di Jebel Ali, sulla Sheik Zayed Rd. può richiedere oltre 90 minuti nelle serate normali, il Venerdì è meglio rinunciare e non tornare nemmeno a casa prima delle 10 di sera.

Anche gli automobilisti stanno incrementando uno stile piuttosto aggressivo, rendendo la città una giungla rischiosa, dove cedere un posto in fila è un’onda da lavare a sportellate. La distanza di sicurezza è sconosciuta come il settimo segreto di Fatima. Solo un buon lavoro di prevenzione, applicazione e controllo riesce a mantenere un numero di incidenti incredibilmente basso, se paragonato al volume del traffico.

L’ultima veloce impressione, secondo le mie prime sensazioni è la fotografia, o meglio, la mancanza di essa.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno tradizioni molto rigide in materia di privacy e sicurezza, e l’uso di “fotocamere professionali” non è quasi consentito da nessuna parte, a meno che non si richieda un permesso specifico, per il singolo scatto. In passato sono stato avvicinato più volte dalla sicurezza, chiedendomi di smettere di usare la mia macchina fotografica, anche quelle a pellicola. Alcune volte mi hanno minacciato il sequestro dell’attrezzatura.

Puoi usare sempre il cellulare, cliccare e condividere con il mondo, ma non la tua vecchia Leica M7 con una buona Kodak Tmax 400: sapessero poi i casini che combino in sviluppo, dovrebbero ridersela alla grande, più che preoccuparsi.

Nessun commento, è la regola del Paese, e devo attenermi ad essa, ma mi manca la vita di street photography, soprattutto dopo gli anni trascorsi in Asia. Come puoi vedere in questo post, tutto ciò su cui riesco a concentrarmi sono cartoline o immagini di dettagli, e rigorosamente nessuna persona, a parte me stesso (si spera). In passato, soprattutto nell’area di Deira c’era più flessibilità, andrò a controllare in settimana.

Il piano è di trascorrere un paio di mesi qui, prima di un giro a Singapore e in Vietnam. Stay tuned!

2 responses to “Si torna all’ombra delle dune”

  1. diamanta Avatar

    Ecco un posto che (da visitare) non mi attira per niente e le tue parole scritte mi confermano ancora di più.

    Questo nonostante credo che i paesaggi siano spettacolari (urbani e non), ma non riesco mai a scindere luogo fisico da luogo culturale/sociale.

    1. Maurizio “Mau” Vagnozzi Avatar

      È un posto da vedere, se non altro per capire la trasformazione che, nello spazio di una trentina d’anni, ha trasformato una piccola cittadina mediorientale in una metropoli decisamente avveniristica. Il “business model” fa storia (nel positivo e nel negativo), e conoscerlo almeno una volta da vicino, è cosa che suggerisco a tutti …

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