Un’ora d’aria ieri: sono passato a trovare prima David – per parlare di hedge come stile di vita, e di felicità come prodotto finanziario – e poi da Ryu – vestale nella religione della Signora Tedesca a Telemetro – a sentire cosa mi aspetta con la M10 che tra qualche settimana avrò tra le mani, assieme ad un nuovo Summilux 35mm.
Un’ora e forse un po’ di più, camminando per una Milano che negli angoli risuona con gli strumenti più disparati: chitarre elettriche e acustiche, trombe, clarinetti e ance assortite, fisarmoniche, percussioni e addirittura un’arpa nella stazione della Metropolitana di San Donato.
Per le mani una “ragazzina” Giapponese full-frame, compatta, complessa con la sua serie di dannate amenità elettroniche, con un veloce autofocus e una capacità di salire nella sensibilità da 50 a 64,000 ISO con naturalezza. Il suo occhio, il suo vetro, è un’ottica fissa è una Zeiss 35/2 che non avrà i colori caravaggeschi dei Summilux, ma riesce a farsi rispettare malgrado il cocktail di luci artificiali faccia suicidare qualsiasi taratura del bianco.
Foto? Solfeggi con una sensibilità che sale da 1.000 a 6.400 ISO, e vi lascio indovinare quali siano …






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