Oggi ho “minestrato“, che secondo il dizionario indica l’atto di versare il minestrone nelle tazze, e la Cami ha “scazzato“, che secondo il gergo comune indica un atteggiamento negativo di fastidio, protesta o insofferenza: malgrado la ragazza ami la verdura, il minestrone le risulta ostico come un paio di ciglia finte ad una salamandra.
Ho tentato di ammansirla culturalmente: “Pasto povero che affonda le sue radici nell’alimentazione contadina delle tribรน Latine, nato dalla farina cottaย nell’acqua salata cui siย aggiungeva la disponibilitร di stagione, siย รจ poi ingentilitoย con nuove verdure e legumi quando i Romani cominciarono a sviluppare il sistema di scambi commerciali dell’Impero. Dalle ricette di Marco Apicio nelย De Re Coquinaria, si รจ poi arricchito, con la scoperta del Nuovo Mondo, con patate e pomodori ….“.
“Babbo, non ci provare: non lo mangio” รจ stata la categorica reazione della letterata, e ha aggiunto “che se vuoi ti controbatto con gli 11 libri cheย Timachida di Rodi ha scritto sui banchetti, e ti giustifico etimologicamente, semanticamente e foneticamente il fatto che il minestrone io non lo mangio“.
“Ecco, li fai studiare e ti rivoltanoย contro, queste sono le mie idi di Maggio … ” le ho aggiunto, mentre indossavo la tovaglia a mo’ di tunica e mi impersonavo nel Cesare in Senato prima che diventasse un puntaspilli.
Foto? Il mio pusher di verdura del mercato di Al Mina …



Leave a comment