Ho sentito la poltrona che si scuoteva, e il torpore letargico che mi stava abbandonando: ho tentato di resistere e mantenermi aggrappato al sonno. Poi ho sentito l’annuncio “Cabin Crew, Take Your Seat” che sancisce la differenza tra una lieve turbolenza e una media. Ho capito che il sobbalzare avrebbe vinto su Morfeo, malgrado il sonno troio che mi ha seccato peggio di un cecchino appena il carrello anteriore si era sollevato dalla pista di Dubai.
Ho tirato su la palpebra del finestrino, con meno fatica di quanto non abbia fatto a sollevare le mie: fuori una luna piena spettacolare illuminava il cielo d’Africa: sono da qualche parte tra la Somalia e la Tanzania, diretto a Johannesburg. I colori dell’emisfero Australe mi hanno ritrovato subito.
Quattro immagini, non sono nemmeno le cinque di mattina (ora biologica) e ho ancora tre ore e mezza abbondanti di volo: tento di schiacciare un altro pisolo, che queste due settimane saranno pese da far impressione …






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