Odio dire “l’avevo detto“: è ammettere che sono stato in grado di “leggere il futuro“, o meglio “dati un insieme di indicatori, sviluppare una ragionevole previsione di come i fatti si sarebbero evoluti“, ma non sono stato in grado di intervenire in modo tangibile, visto che normalmente da buona Cassandra pelata, prevedo problemi e disastri. Del resto il mio lavoro si potrebbe sintetizzare nel “prevedi ciò che accada e se va bene spingilo, se invece non è una cosa che ci piace, vedi di fermarlo o meglio di cambiarlo”
Quando riesco a intervenire il “futuro“, sempre inteso come “tendenza della funzione differenziale complessa di processi” , il futuro cambia: son ragionevolmente bravo in questo.
Quando invece mi capita di percepire segnali che guidano alla violenza, alla sopraffazione e all’assassinio, il sentimento è amarezza, tristezza, forse anche rabbia: difficilmente ho modo di intervenire se non quello di parlarne, di far crescere la conoscenza e la critica. Informare, condividere, ragionare: fare cultura.
Non c’è futuro senza cultura.
“Non c’è futuro senza cultura” dice una scritta sui muri delle università di Città Studi: la vedo da sempre, e da sempre mi piace. Da sempre la condivido. Da sempre ci credo.
Giù in Africa, in Kenya al confine con la Somalia, dei fanatici (deboli e ignoranti) sono andati a macellare dei ragazzi che studiavano. Ragazzi che si costruivano una cultura per costruirsi un futuro. #weareallkenyans.
Vinceremo noi, lo so. Vincerà la nostra voglia di libertà, di cultura, di futuro, lo so. Ricacceremo l’ignoranza e il fanatismo nelle fogne della storia e faremo scorrere molta acqua. Cultura è libertà.
Foto? Son tornato per qualche giorno a Milano e sono andato in Città Studi ….











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