Stamani sono andato a correre a Saadiyat Beach: un bel nastro di spiaggia di una quindicina di chilometri di lunghezza, con un vento teso da nord che ieri ha portato una pessima sand-storm, mentre oggi agita solo un filo le acque del Golfo.
Saadiyat è un’oasi naturalistica: acqua azzurra e verde cristallina, spesso si vedono delfini da queste parti arrivare fino quasi a riva. Il divieto di costruzione nei primi 300 metri di arenile, l’accesso controllato in zone attrezzate e il divieto di navigazione nella zona dovrebbe preservare questa bella meraviglia che mi ricorda le coste Arabe del Mar Rosso e l’Inland Sea in Qatar che si affaccia verso l’Arabia Saudita.
Il problema è che stamani il vento e il mare mosso hanno portato a riva quello che maggiormente si produce nelle acque del Golfo: residuati di petrolio, quello che da piccoli chiamavamo “catrame”. Dopo i primi 5 chilometri mi sono accorto che avevo un bello strato sotto i piedi. Bestemmie.
Ho avvisato gli addetti: spiaggia immediatamente chiusa, plotone di tipi armati di rastrello e attrezzi vari a raspare e insaccare le caccole nere. Mi hanno poi dato una paglietta e una confezione di Cif per arrangiarmi e riportare le mie piante dei piedi al colore originale.
Foto: stamani ….




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