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Strana gente che si becca in un grosso hub durante la notte, poi Dubai pretende recentemente di aver superato London come l’aeroporto più trafficato al mondo e il melting pot che si incrocia meriterebbe il fermarsi a raccogliere tutte le storie, ogni minuto e ogni giorno dell’anno.

Ogni tanto faccio un gioco per passare il tempo e mi concentro su un particolare, costruendo dalla diversità dei dettagli la fantasia in un cosmo di vite distanti millenni di cultura. Stanotte sono state le scarpe.

Una ciabatta.

Piede nudo, la ciabatta è in pelle, consumata con una fibia ottonata che ha visto stagioni migliori. Il kurta grigio e il copricapo lo identificano come Pakistano, ma direi delle aree tribali del nord che subiscono una forte emigrazione verso i paesi del golfo. Sta tornando a casa e il pacco legato con lo spago che rappresenta il suo bagaglio a mano recita il suo nome e il suo indirizzo. Spaesato: spesso questa gente non torna a casa per due o tre anni. Imbarazzato nel prendere le scale mobili, si aggrappa al corrimano con forza, le sue nocche della mano, bianche, ne fanno vedere l’emozione. Mi fa tenerezza.

Un tacco medio alto, una scarpa rossa.

China: il calzino-collant o pedalino di plastica come mi piace chiamarlo lo vedo sempre nelle estati cinesi ed è l’inverso proporzionale di qualsiasi segnale erotico, soprattutto se, come in questo caso, il bordo ha poi qualche merletto e colore che sembra uscito da un film di serie B nell’America puritana degli anni ’50. Arranca su quei tacchi senza l’abitudine a portarli: l’abbigliamento è quello che può far identificare chi è riuscito a racimolare due talleri in più all’estero e vuol farlo vedere ai compaesani quando arriva nella zona rurale. Ha voglia di dire “ce la sto facendo”. Mi fa tenerezza.

Una scarpa “da tennis”.

Direi americana, colpita con crudeltà da una dieta ipercalorica e da un’assenza di movimento. Arranca ansimando sul buffet, caricando di cibo un piatto come se dovesse prepararsi alla guerra atomica. Si, ci mette le verdure, ma poi le copre di blue-cheese dressing. Spezzatino, chicken curry e una sorta di peperonata creano una piramide azteca di calorie. Aggrappa due panini alle dita che reggono il piatto e con l’altra mano regge due lattine di Diet Coke tanto per confermare la sua totale incoerenza. Mi fa tenerezza.

Un piede nudo.

Ho la palpebra che cade e mi imbarco tra 3 ore: devo trovare una soluzione per stare sveglio o stanotte il volo per Singapore lo cicco alla grande. Ho commesso l’errore di versarmi un bicchiere di frizzantino dopo una settimana che funzionavo a succo di carota e acqua: l’effetto euforia è durato pochi minuti, sostituito poi da un sonno troio. Mi faccio training autogeno che il sonno è una roba che non mi serve. Niente tenerezza che altrimenti, cazzo, mi metto a russare.

Foto? Ho lasciato a casa Her Majesty, nell’ottica di viaggiare leggerissimo: qualche esercizio di dettagli, di mosso e di contesto da dove sto scrivendo questo pezzo ….

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24 responses to “EK”

  1. Ma Bohème Avatar

    Si può fotografare molto bene anche con le parole …
    Buon ennesimo viaggio! 🙂
    Primula

    1. Maurizio Vagnozzi Avatar

      Easy, lunedí mattina alle 5:30 son di novo qui …

      1. Ma Bohème Avatar

        Giusto per non perdere il ritmo … 😉

      2. Maurizio Vagnozzi Avatar

        … E quattro giorni dopo volo su un altro intercontinentale 🙂 giusto per tenere il ritmo 🙂

  2. ogginientedinuovo Avatar

    Bella l’analisi socio-antropologica attraverso le scarpe!
    Buon viaggio, mon ami 🙂

  3. sguardiepercorsi Avatar

    Son d’accordo con Ma Bohème: le tue parole sono bellissime fotografie… 🙂
    Buon viaggio, buoni viaggi… 😉

  4. walker Avatar

    Potresti scrivere “Il giro del mondo in pochi giorni”, da fare invidia a Jules Verne.

    Saluti,

    1. Maurizio Vagnozzi Avatar

      🙂 cheers from Singapore:-)

  5. johakim81 Avatar

    ah ecco…. sei partito! Ero preoccupata ti fossi addormentato ed avessi ciccato l’aereo! 😉

    1. Maurizio Vagnozzi Avatar

      Partito, partito e atterrato! 🙂

  6. Aldievel Avatar

    Posso aggiungere poco. È sempre un piacere leggerti!
    Ciao Maurizio…

    1. Maurizio Vagnozzi Avatar

      Adulatore Molisano!

  7. The Master Of Cook Avatar

    Bellissime descrizioni, io sono uno che si perde nei dettagli e per un momento ero di che guardavo quello che vedevi.
    🙂

    1. Maurizio Vagnozzi Avatar

      I dettagli sono tavolta quasi più interessanti di altro, e ti guidano nella fantasia …

  8. Giuseppe Avatar

    Un giorno dovresti raccogliere tutte queste tue storie in un libro, corredato dalle tue bellissime foto ovviamente. Io lo comprerei subito e, se non ti dispiace, gradirei una dedica e un autografo dell’autore ;-). A Pasqua sei in Italia o rimani nella sandbox? Fammi sapere che magari ci si becca. Buona viaggio e a presto.

    1. Maurizio Vagnozzi Avatar

      Ciao Giuseppe, ci provo periodicamente a raccogliere un libro: l’ultima volta ho anche stampato qualche copia di prova: poi da un lato il casino della mia vita, dall’altro la voglia di aggiungere altre cose mi impasta nel fango della pigrizia e il progetto si insabbia (è il caso di dirlo). Vediamo se il periodo di Ramadan di quest’anno mi porterà alla conclusione, visto che lo passerò in Middle East e quindi un po’ di tempo bloccato lo posso trovare …
      Rientro dopodomani a Dubai, ma riparto dopo qualche giorno e sto via una settimana: ti telefono appena sono dalle tue parti …

  9. paroledimaru Avatar

    A leggerti dal letto appena sveglia mi sento un po’ in colpa… 😃

    1. Maurizio Vagnozzi Avatar

      Perché non ti sei alzata e hai bevuto un cappuccino con me? Ho il vantaggio dei fusi orari, prenditela comoda … buon weekend!

      1. paroledimaru Avatar

        Va bene pure ora?!? Buon we a te giramondo!

    2. Maurizio Vagnozzi Avatar

      Ah, e per farti sentire ancora più in colpa sono andato da Jack senza di te 🙂 (vedi nuovo post, fresco fresco)

      1. paroledimaru Avatar

        L’ho letto ora (questa settimana è stata impegnativa e oggi sto recuperando la lettura)… Invidia vera. Amo girare nei mercati e scovare personaggi e affari. Sarà perché i miei abitavano (e abitano ancora adesso) a ridosso di Porta Portese e la domenica con i suoi odori, colori e suoni il mercato era irrinunciabile e mi è rimasto l’imprinting. La Pashmina poi… Vabbè ‘sto punita’!

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