“Salam aleiku Sheik, what the hell are you doing sitting on top of a refrigerator pile?” gli chiedo sorridendo e osservando un volto segnato dalla fatica della vita per mare nei porti del Golfo e poi giù fino alla Somalia.
“Tagh nah tanamus ahkbel“, ‘Predico il futuro‘ mi risponde con il sorriso beffardo di chi accetta l’intrusione di uno straniero nel suo mondo, ma per prendersene gioco. Come non accettare la sfida? Vorrei solo potessi parlare arabo con una fluenza oltre le poche parole che compongono la mia scarsa capacità di comunicazione in questa lingua.
“E cosa vedi nel tuo futuro, Sheik?”. “Mi vedo seduto con i miei figli, mentre mangiamo riso e pesce in abbondanza e beviamo il tea in coppe d’oro“. “Vedo la mia parca arrivare da lontano sul mare, carica di merce fino alle doppie paratie e i mercanti che si spingono per prendere il carico per primi“.”Vedo che tutti mi chiamano ‘Sheik’ con rispetto e mi portano i loro montoni migliori per onorarmi“.
“Vedi i tuoi sogni, vecchio amico mio?”.”Sogni, desideri, futuro, immaginazione, speranze: non viviamo forse per questo? Non è forse questo la nostra vita, un passaggio da un desiderio all’altro e la felicità sta nel desiderio, non nell’averlo raggiunto?”
“Saddeki, tu parli con un materialista dialettico e vetero-comunista: la realtà sono processi e interrelazioni, ma c’è del vero in quel che dici!”.”Vuoi che ti dica del tuo futuro?”
“No, grazie Sheik. Lo conosco già.”
Foto? L’Oracolo di Samsung



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