“Stonehenge” ho pensato mentre stasera osservavo in lontananza le torri di Al Reem Island, con il profilo di The Gate, il complesso di tre grattacieli uniti al vertice da una serie di ponti con delle penthouse dal costo a sette cifre. Lo chiamo anche il “Marina Bay Sands” al gusto di dattero, per la chiara “ispirazione” dal complesso architettonico di Singapore che, devo dire, mi piace molto di più.
Mi sono anche ricordato quando, da ragazzino quattordicenne, sono stato a visitare il cerchio di pietre del Wiltshire in una giornata dalle nuvole basse che davano la magia che il posto merita. Si poteva ancora camminare tra i menhir e toccarli. I primi monoliti di Stonehenge sono datati 10mila anni fa e ci hanno visto crescere come specie.
Una ragazza cantava, seduta in terra, e un’altra l’accompagnava con un flauto: quella canzone mi fa ancora venire i brividi malgrado la pellaccia che, da allora, mi son costruito aggiungendo oltre quattro decenni di vita.
Mi è tornata in mente ancora stasera, Greensleeves.
Alas my love you do me wrong, To cast me off discourteously;
And I have loved you oh so long, Delighting in your company.
Greensleeves was my delight, Greensleeves was my heart of gold
Greensleeves was my heart of joy, And who but my lady Greensleeves.
I have been ready at your hand, To grant whatever thou would’st crave;
I have waged both life and land, Your love and goodwill for to have.
Greensleeves was my delight, Greensleeves my heart of gold
Greensleeves was my heart of joy, And who but my lady Greensleeves.
Thy petticoat of sendle white, With gold embroidered gorgeously;
Thy petticoat of silk and white, And these I bought gladly.
Greensleeves was my delight, Greensleeves my heart of gold
Greensleeves was my heart of joy, And who but my lady Greensleeves.
Foto? Stonehenge (Al Reem Island), Abu Dhabi, al tramonto …




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