“Good morning boss, what would you like?”
Sono da poco passate le 6:30 quando entro da Costa e ho già guidato per 180 kilometri lasciandomi alle spalle una Dubai di lustrini colorati nelle sue mille luci di un carbon-footprint enorme in termini di consumo energetico.
Mi sono anche fermato in un distributore di benzina a metà strada, più per mantenermi sveglio che non per un reale bisogno di far rifornimento. Mi ha comunque impressionato ancora una volta il costo del carburante da queste parti, 1.6 al litro. 1.6 Dihram al litro, non Euro, che al cambio di oggi fanno poco più di 35 centesimi: uno dei benefici nel sedersi vicino ai pozzi petroliferi e in una condizione tax-free.
Nella parte iniziale del viaggio, fino a superare Jebel Ali e poi Al Jarf, il traffico è stato più che accettabile e composto, con i soliti van, qualche taxi e un mix di popolazione assonnata di commuters: poi sono cominciati ad arrivare i proiettili bianchi con vetri oscurati.
Bestie con 8 cilindri a V, di cilindrata motonautica, che ad abbaglianti accesi ti arrivano addosso a 160/180 chilometri orari, salvo poi inchiodare fino ai 120 in prossimità di una speed-camera e sgasare immediatamente dopo. I concetto di “distanza di sicurezza” è definito con l’unità di misura dei millimetri, solo perchè “amstrong” è difficile da pronunciare.
Il concetto di “cortesia e attenzione” è simile alla scabbia. Malgrado stia occupando una corsia centrale delle 6 (più 2 emergency lines) riescono comunque a imbrigarsi talmente male da procedere talvolta in parallelo di due o più autovetture, con un effetto “criminali pirati della strada” in cluster.
“G’day, let me have a skimmy cappuccino and that squared doughnut”, che bisogna leggermente gratificarsi prima di una giornata che si preannuncia pesa e lunga.
Foto? Iphone: breakfast mentre sorge il sole …



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