Sto facendo la valigia questo pomeriggio, poi stasera vedo una persona che, se avesse fede, avrebbe tutte le sue buone ragioni per essere incazzata con il suo dio visto quello che in questi anni le è successo.
Sto ripetendo dei gesti che ormai sono tradizionali e automatici: una sorta di tai-chi che mi porta a sistemare camicie, pedalini, boxer, a mettere dentro la roba per allenarmi e per nuotare, a piegare un paio di vestiti da bravo ragazzo, a incastrare quello che mi serve per un 3 o 4 settimane di presenza nella mia “nuova casa”.
Beria osserva con attenzione: ormai ha collegato il bagaglio alla mia assenza, ma stavolta alcuni dettagli le fanno inclinare leggermente il muso e mi guarda con aria interrogativa. Non è il solito bagaglio a mano, è perplessa.
“Beria, sai che un bravo fotografo mi ha insegnato vari anni fa a non essere precipitoso nello scartare alcune immagini che, a prima vista, posso essere sbagliate o banali (beh, mi ha anche detto che le foto banali non si devono scattare)“.
“Ci possono essere dettagli, particolare o una vista completamente differente che in un secondo momento ti fa scoprire molto dell’immagine”. Beria mi guarda, ondeggia leggermente la coda, “Lascia perdere, oggi non riesci a distrarmi manco mi parlassi della Rivoluzione d’Ottobre. Lo so che stavolta stai via tanto, Mau” mi dice con i suoi occhi espressivi.
Foto? Qualche settimana fa, a Shanghai, dentro il Mercato dei Grilli: una donna che vende monili ricavati dalla lavorazione delle noci, guardate che dettagli …




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