Stamani ho aperto la posta e ho scoperto che, a una decina di migliaia di chilometri di distanza, c’era in corso un discreto ping-pong di email con un fervore non consono ad una “easy Sunday”.
La prima tentazione è stata quella di entrare a spalle grosse, distribuire un paio di salutari ceffoni informatici e poi, senza alcun livore e mentre tutti si medicavano le ferite, recuperare un filo la situazione e indirizzarla verso una comune soluzione collaborativa: son grosso anche per iscritto e via mail, quando sparo un ceffone dialettico il malcapitato si ritrova a contare i passerotti che gli volano intorno alla testa.
Poi sono entrato nell’estasi ascetica del fatto che sto cambiando lavoro.
Non certo per il timore che tutti mi ricordino come uno stronzo, cosa che per altro è scritta sulla pietra come undicesimo comandamento, ma per vedere cosa sarebbe successo mi son messo al balcone o sulla sponda del fiume (che in questo caso pare più una spiaggia del Golfo Persico) a vedere se i contendenti riuscivano a cavarsela senza grandi danni e soprattutto senza “chiamare il maestro” (io), indegna conclusione di qualsiasi rissa del periodo di asilo ed elementari.
Beh, pare quasi abbia funzionato: alla fine si son trovati su un paio di punti qualificanti e hanno deciso come indirizzare i casini aperti. Vuoi vedere, mi son detto, che se adottavo questo serafico approccio masticavo meno bile negli ultimi 35 anni di lavoro? Mi lascio il dubbio e seguo il profumo di caffè …
Foto? Si parlava di Myanmar nelle email: ovvio abbia raccattato un’immagine che ho scattato a Yangon a Febbraio di quest’anno …



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