Il Maestro, all’epoca il Signor Piero, considerandomi suo discepolo eletto, mi sta portando alla scoperta del Piacentino e del Cremasco. Oggi è stata la volta del Cremasco, accanto al grande fiume: Malvasia e Gotturnio ci hanno accompagnato in una gita dove i dialoghi sono passati dalla storia dell’Ungheria negli anni ’50 (vissuta da lui, studiata da me), alle tecniche per gli insaccati (apprezzati da entrambi), alle belle donne.
Dopo un pellegrinaggio da Ambrogio Saronni che prepara i suoi cotechini con una maestria che si sta perdendo, siamo arrivati alla Lucciola seguendo i gesti silenziosi di chi gioca a briscola, sorseggia un’ombra di bianco e, tutti coordinati come una sola mente, alle 11:50 scattano per mettersi con le gambe sotto il tavolo e iniziare a mangiare alle 12:00 spaccate. Ci si possono regolare gli orologi, e invece dei “beep” del segnale orario, un frastuono di posate inizia con precisione millimetrica.
Salame nostrano, prosciutto cotto, pancetta e culatello. La giardiniera fatta in casa, una torta di zucca e gorgonzola. Uno sformato di radicchio al Castelmagno. Marubini tirati fuori dal brodo e coperti di tartufo. Una tartare di chianina. Bavarese di castagne con salsa al caco. La celebrazione è stata talmente completa che, arrivato a casa, ho dormito tre ore per riprendermi: fortuna che si ricomincia con un’alimentazione più standard, che questa settimana ho osato oltre ogni limite.
Foto? Tutte prima di pranzo, che dopo regolare la messa a fuoco sarebbe stato impossibile …












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