Vado a bermi un bicchiere di vino da Danilo, alle Cantine Matteotti: il gradino di ingresso ti fa attraversare una porta che si apre su un altro universo. Un bicchiere di rosso, due pezzetti di focaccia, un taglio di prosciutto.
Due ragazzi giocano a scacchi e lo fanno fisicamente, una difronte all’altro, senza un’applicazione che simuli la loro vicinanza e scomponga in bytes le loro aperture, i loro attacchi, le loro difese, la loro calma, la loro fretta, la loro stizza, il loro divertimento: il gioco è attenzione, solitudine, tattica e strategia.
Le mani si muovono leggere e veloci all’inizio, i Pedoni scattano in avanti e poi entrambi i Cavalli escono dallo schieramento. Il nero arrocca e porta la Regina sulla sinistra, mentre il bianco si incunea centralmente, lasciando forse troppo esposta lil suo Alfiere. Poche settimane fa ero a Singapore a diecimila chilometri di distanza da qui, e stavo assistendo ad un’altra partita (vedi questo post, e prima ancora questo su chi mi ha insegnato a giocare), ma mi sembra di essere ancora accanto a quei giocatori, solo un tavolo più in la.
Ovvio, sono a Genova.
Scatto qualche foto con gran poca luce e le temperature più diverse …







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