Ovvio che appena si sono accorti che ero andato a far due passi fuori dalla miniera abbiano subito mandato il mio capo a riprendermi, con un bel carrello pieno di troiai spinto sulle rotaie del tunnel, e il sorriso che temporaneamente si era riposizionato come standard sulla mia bella facciona, si sia trasformato nella smorfia di una contrita e articolata bestemmia.
Ovvio che sia tornato a picconare, e prevedo anche la prossima sia una settimana che, in termini molto ottimisti, a definire di sterco non si esagera proprio: per fine mese dovrei comunque riconciliare gli universi paralleli delle mie vite, imbullonandoli nuovamente saldamente assieme, e tornare a respirare con il normale affanno che ha accompagnato gli ultimi (sic) 35 anni di lavoro.
Ieri sera son comunque sgattaiolato fuori prima dell’ora di cena, in punta di piedi, così che nessuno a spasso per il mondo (ancora sveglio, o che si fosse già svegliato molto più a est di noi) se ne accorgesse. Sto preparando un libro di ritratti genovesi e devo recuperare ancora un bel po’ di immagini, alcune sono foto già scattate ma adesso devo rifarle con il taglio delle storie che sto raccontando accanto alle persone. Sono finito in Via Macelli di Soziglia per scoprire che due care amiche, che vendono olio, pasta e altre incredibili prelibatezze, non ce la fanno più. Chiudono.
Dopo Agnese (la ceramista della Maddalena), un’altro pezzo di vita di questa città sarà solo raccontata dalle immagini, purtroppo.
Foto? qualche dettaglio, andando da Piazza dei Giustiniani a Via Garibaldi …





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