Basta, è ora di prendersi un attimo di pausa: poso il piccone, appendo il caschetto al chiodo, spengo la lampada a carburo e risalgo in superficie. Ho ancora un po’ di roccia da spaccare ma, cazzo, vediamo un attimo di che colore è il cielo prima di continuare con il lavoro.
Piccola digressione. La lampada ad acetilene (o a carburo) è stata un’importante innovazione tecnica nell’ambito del lavoro minerario dei primi del 1900: andando a sostituire il petrolio come combustibile, forniva molta più luce senza generare fumo. La fiamma è generata bruciando il gas di acetilene, prodotto dalla reazione chimica del carburo di calcio con l’acqua e uno specchietto concavo aumentava l’intensità della luce, riflettendola.
Oggi l’industria mineraria utilizza tecnologie importanti e macchine dalle dimensioni impressionanti. Ho visitato a fondo un impianto minerario in corso di realizzazione nel Gobi Desert, in Mongolia, un paio d’anni fa: lavoro altamente pericoloso quello del minatore anche oggi, e il progetto che mi ha portato a dar calci ai sassi gialli di quel posto segnalato dal blu del Buddha è lo “zero casualities”. Zero casualities ha l’obiettivo, attraverso formazione, tecnologie e innovazione di tutti i processi estrattivi, condensativi e di logistica, di azzerare qualsiasi tipo di incidente nell’ambito del processo minerario e di salvare vite umane.
Foto? Stamani sono a Genova, sono uscito a bere un caffè, ma la miniera era ancora chiusa …



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