Lo so, sono un dinosauro.
Giurassico residuato di un tempo nel quale esisteva ancora il PCI (non il “PC” Personal Computer, ma il Partito Comunista Italiano), la musica era distribuita su supporti di vinile che giravano graffiati da una puntina, i panzarotti di Luini erano così grassi che li strizzavi prima di mangiarteli, e le fotografie si facevano impressionando dei cristalli di alogenuro di argento su un supporto di plastica o cellulosa chiamato “pellicola”.
Sono giurassico e tremendamente affezionato ai miei simboli.
Chiamare il mio cane Beria e insegnarle a stare ritta quando suona l’Internazionale (da disco in vinile, ovvio) è un forte segnale che dovrebbe portarmi più al ricovero coatto, ma, si sa, in Italia sono ancora tollerato, dopo che si son viste nipoti di Mubarak ballare la lap-dance e neo-assunte invitate dal Berlusca sui voli di stato per il G8 (e “temo” non per la loro preparazione in politica internazionale) poi fermate con un quarto di quintale di cocaina nel beauty-case (notizia di oggi).
Sono giurassico e mi piace scattare immagini con la pellicola: sia la M7 che la F3 mi danno sensazioni di altri tempi, malgrado non mi metta a fischiettare “Bandiera Rossa” a ogni chiusura dell’otturatore. Trovo che la pellicola abbia una definizione, una latitudine di posa, un rischio connaturato all’errore, che ne fa una cosa romantica di altri tempi.
Ho scattato qualcosa a Genova con una pellicola che non avevo mai provato prima, e trovo che, malgrado gli evidenti errori, le immagini abbiano un fascino e un romanticismo spettacolare …







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