Talvolta la concatenazione casuale di eventi mi lascia quasi stupito, e non mi riferisco all’effetto domino che sono in grado di prevedere quando intuisco la portata della magagna lavorativa del giorno e che, da aruspice (sacerdote etrusco e romano dedito alla divinazione, che anticipava il futuro con l’analisi delle viscere degli animali – ndr) prevedo dove, come e quando impatterà peggio di un porta-rogna patentato.
No, in questo caso gli eventi sono stati prima una telefonata a Emmy a Cape Town, che non riuscivo a sentire da oltre sei mesi. Dolcissima, dotata di una incredibile e sottile ironia, è una sessantenne che, dopo aver vissuto in Egitto, Stati Uniti, Italia e Francia, ha deciso di starsene buona e tranquilla a cavallo del Capo di Buona Speranza. Parla correntemente talmente tante lingue che nello stesso minuto le ho sentito commentare i problemi della funivia sulla cima degli Apostoli (la catena di picchi montuosi alle spalle di Cape Town) in arabo, inglese, italiano, francese, swaili e afrikaans.
Poi in palestra mi hanno chiesto come fosse il South-Africa e io mi son reso conto che sono almeno due anni che non passo da quelle parti manco per una connection, e mi son ricordato di Madikwe, vicino a Gaborone, al confine col Botswana. Mi è tornato in mente che nel 2008 ho festeggiato il mio compleanno a Knysna, mentre dormivo in un lodge dove le scimmie mi fregavano la colazione: ho ripensato ai giri fatti da quelle parti e la bella serata a Swellendam, ospite di chi ha saputo rinunciare all’Italia per un aprire un Bed&Breakfast e ristorante nella natura più bella.
Mi è venuto un mal d’Africa che non se ne può più: mi sa che a fine mese scompaio per un paio di settimane ….
Foto? Ovvio, “La Sosta”, Guest House & Restaurant a Swellendam, sulla Garden Route …






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