Tollero poco il Natale, forse meno. Mi è sempre parsa una festa “imposta”, poi da quando la Cami è diventata un filo più grandicella, e “Babbo Natale” era chiaro fossero il Mau e la Mc, beh, anche quel momento magico di vedere i suoi occhietti azzurri sorpresi è passato.
Tollero poco questo obbligo del regalo, dell’augurio, del cazzo di traffico nelle strade, del doversi strafogare vigilia, il giorno, la sera e poi organizzare una serie di avanzi-party per svuotare il frigo. Tollero meno chi mi fa gli auguri, dopo che per 364 giorni non si è fatto mai sentire, e poteva anche continuare così alla bolina. Il “giro parenti” mi fa venire l’ittero e la scabbia, io che a fatica tollero essere parente di me stesso.
Il mio leggendario malumore e astio nei confronti del prossimo sale e si impenna peggio dello spread nei migliori tempi del Berlusca, quando il paese andava a rotoli e dall’estero ci si guardava come fossimo una dittatura sudamericana degli anni ’60/’70. La mia socialità è pari a quella di un porcospino con gli aculei incarnati, a quella di un alce con un fastidioso prurito sulla testa, o a quella di una giraffa che ha scoperto di avere le tonsille ingrossate e soprattutto molto allungate.
Foto? Segni di “natale” asiatico ….




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