Ho già inveito con abbondanza sui taxi-drivers che mi raccattano in giro per il mondo (vedi questo post http://wp.me/pxAN5-ar sulle mie esperienze in Arabia Saudita), ma mi tocca parlarne ancora.
Ieri ho arpionato un’auto dopo una buona coda fuori dal terminal 3 di Changi, e subito la difficoltà linguistica mi ha fatto capire sarebbe stato un viaggio complesso: ho muggito in un sing-lish (il dialetto che si usa a Singapore, unione di chinese, malay e inglese) la mia destinazione su Scotts Rd. ma il tipo, scaccolandosi apertamente e raschiandosi la gola come per preparare uno sputo di proporzioni bibliche ha solo risposto “Cash, no card, ah?“.
Passo immediatamente all’italiano, tanto è inutile tentare di intravedere una comune piattaforma linguistica: “Si, cazzo, ti pago 30 denari per tradire il codice della strada e portarmi in albergo: tu riesci a guidare fino a Scotts all’incrocio con Orchard?”. Ruttino, scatarrata e tirata di naso per risposta: un vero gentleman, se le circostanze non ci fossero avverse amerei chiedergli l’indirizzo del suo Club a Oxford.
Parte riuscendo a sgommare con un catorcio a cambio automatico e ondeggia per uscire dal parcheggio evitando per un soffio gli addetti al traffico. Gli chiedo “Potresti prendere la superstrada e non la città, non ho voglia di trovarmi nel troiaio del traffico di Little India? Highway, no-Little-India, bro!”. Prende deciso la deviazione per la strada normale, attratto dagli effluvi di curry e nello spazio di 2 minuti siamo nel caos.
Guida con entrambe le mani sulla verticale del volante: direi posizionandone una alle 11:59 e l’altra alle 12:01 (la corretta impostazione di sicurezza sarebbe con la sinistra sulle 9 e la destra sulle 3). Ovvio che con una tale “ferma” presa la macchina continui a ondeggiare peggio che un traghetto nel mare del nord e io son sempre più tentato di strangolarlo per porre fine alle mie sofferenze.
Compie una serie di salti di corsia che nemmeno a Indianapolis per le 500 Miglia te li danno buoni: evita di un soffio un paio di auto quando sento le trombe del giudizio universale suonare a 2 centimetri dal mio orecchio, con un’intensità dolorosa. Era un autobus, al quale il disgraziato (che pretende di guidare il taxi sul quale sono seduto) stava tagliando ripetutamente la strada.
Devia sulla destra per entrare in un parcheggio ed evitare la coda del round-about, ma non nota un dosso dissuasore dell’altezza pari all’Everest che prende a 70kmh abbondanti: ci solleviamo e ricadiamo su degli ammortizzatori inesistenti. La mia mascella si chiude con lo stesso secco rumore di quella di Beria (il mio cane) quando si lancia in aria ad addentare al volo del cibo: se avessi avuto la lingua in mezzo ai denti me la sarei ghigliottinata di netto.
“Spero ti si siano piantate le corna nel tetto dell’auto” gli auguro mentre cerco un corpo contundente per arpionarlo e giustiziarlo sommariamente. Inutile, nessuna reazioni: ha spento la modalità “input” del cervello e prosegue per la sua strada peggio della cavalleria leggera inglese a Balaklava (25 Ottobre 1854, citazione molto edotta di una delle peggiori operazioni militari di tutti i tempi).
Alla fine mi deposita davanti all’albergo: $27.35 di corsa. Gli allungo una banconota da $50 e gli chiedo la ricevuta (tanto comunque poi dovrò litigare con il mio finance per farmi rimborsare): mi restituisce qualche moneta e una banconota da $2, salutandomi.
“Huè, bagai, fa minga il barlafus: caccia i $20 che mancano o ti faccio sedere sulla leva del cambio”: capisce al volo e mi consegna il resto esatto. Sempre detto io che a essere gentili e a esprimersi nelle lingue locali si viene sempre trattati con rispetto e riconoscenza.
Foto di oggi? Ovvio, un taxi: non il fetente di cui ho parlato sopra, ma un altro (nel senso “altro tassista” non “altro fetente”) che a Luglio mi stava portando in aeroporto, e un’altro scatto nella pioggia di qualche mese prima ….




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