Era chiaro che scommettere su una coincidenza di 65 minuti, con maltempo e temporali sopra l’Inghilterra fosse un azzardo.
E la scommessa non ha pagato: visto che avrei mancato il volo per Singapore, la British a Milano mi ha proposto una tradotta Qantas da London che mi avrebbe fatto atterrare, fresco come un crisantemo appassito, alle 8 di mattina a Dubai per poi schiaffeggiarmi le gengive e ripartire alle 9:40 per Singapore, felice come un tacchino due giorni prima del Thanksgiving quando vede gente girargli intorno con un’accetta e un sacchetto di castagne.
Inconvenienti che capitano, inutile prendersela, mi son detto con filosofia.
Poi uno squarcio si è aperto nel cielo ed è apparso un’angelo (notare l’apostrofo per il femminile) sotto le spoglie di Lucia (del nostro travel provider aziendale), che, brandendo un nuovo itinerario fiammeggiante invece della classica spada iconografica, mi ha graziato, proponendomi di spostarmi con un bel diretto London > Singapore con SQ.
Son quindi stato coccolato dall’equipaggio con le divise floreali, la cui gentilezza e cortesia è mitica, per le 13 ore che mi separavano dalla città-isola-stato.
Contravvenendo alle rigide regole che mi son dato, ho lavorato per buona parte del volo, (rendendomi conto che ho incastrato nei prossimi due giorni scarsi circa 20 ore di meeting e calls). Sabato, felice come un maiale che ha compreso di dover dare il suo contributo a un piatto di uova al bacon e si è reso conto che far uscire un uovo dal suo posteriore non è poi il compito peggiore, spicco un salto per atterrare nella sand-box dopo oltre un anno che non ci mettevo piede.
Foto di oggi? L’upped deck dell’Airbus 380 dove mi son parcheggiato per volare qualche secchiata di migliaia di kilometri …



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