Zena, una ragazza che lavorava per me a Mosca, si stupiva sempre che io privilegiassi i mezzi pubblici a taxi e autisti: metro, tram e bus per venire in ufficio, andare in aeroporto, spostarmi per qualsiasi appuntamento. “You are very democratic” mi diceva con il suo sottile accento russo malgrado parlasse un inglese impeccabile.
D’inverno la differenza di temperatura tra l’esterno (anche trenta gradi sotto zero) e la metropolitana (scaldata oltre i venti gradi) mi faceva anche appannare retina e cristallino: d’estate riuscivo a trovarmi la camicia appiccicata per il sudore, ma qualsiasi cosa valeva la pena di evitare il folle traffico della capitale.
Venerdì pomeriggio invece l’aria nel tram era piacevolissima: finestrini abbassati e volti in viaggio …





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