Stamane ho passato un’ora al telefono con un legale di Addis Ababa, in Ethiopia.
La partenza è stata un filo brusca: ci abbiamo messo 15 minuti buoni per stabilire una connessione telefonica che permettesse di ascoltarci senza che la linea cadesse dopo 5 secondi o che i rumori di sottofondo mi facessero pensare di essere al telefono con una fonderia. Poi c’è stata una fase molto professionale durante la quale l’articolazione delle domande e delle risposte rispettava i reciproci ruoli con un filo di distacco anche.
Poi è successo qualcosa: non ci siamo solo capiti, ma compresi. Ho cominciato a chiedergli della tradizione del caffè, che la storia vuole sia nato in Ethiopia e venga tutt’ora bevuto con il gusto di una tradizione millenaria, preparato in una pot di argilla. Mi ha raccontato del tej, la bevanda di colore giallo e dolciastra ottenuta facendo fermentare acqua e miele, che viene offerta come segno di benvenuto nei villaggi.
Il rapporto è cambiato e abbiamo cominciato a lavorare assieme, delineando una soluzione che permettesse di raggiungere gli obiettivi che mi ero prefisso, rispettando comunque pienamente leggi e disposizioni locali. Ci siamo lasciati dandoci un nuovo appuntamento telefonico, quasi da buoni amici. Mi ha detto “You should visit Addis, Mau, and sit down together to enjoy coffee”
Non sono mai stato in Ethiopia, ma nel 2008 avevo deciso di visitare una parte di South Africa che non conoscevo e, partendo da Cape Town verso Zululand in un lungo viaggio in auto, ho scattato questa foto …



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