Riparto: domani prendo la rincorsa, batto il primo piede a Milano, il secondo a London e poi sgambetto in aria come i veri atleti nel salto triplo e marco la prima distanza a Singapore. Poi vediamo, che ho il passaporto che gronda visti per i paesi meno pronunciabili del Far East.
Da quando mi son svegliato ho il brano “On The Road Again” dei Canned Heat in testa:
Well, I’m so tired of crying, but i’m out on the road again. I ain’t got no woman, Just to call my special friend.
You know the first time I traveled out in the rain and snow, I didn’t have no payroll, Not even no place to go.
And my dear mother left me when I was quite young, She said “Lord, have mercy On my wicked son.”
Take a hint from me, mama, please don’t you cry no more, ‘Cause it’s soon one morning Down the road I’m going.
But I aint going down that long old lonesome road All by myself. I can’t carry you, Baby, Gonna carry somebody else.
Pubblicato come singolo nell’Aprile del 1968 (quando io arrivavo da Bologna a Milano per terminare la terza elementare, a seguito di un padre girovago, che i vizi siano ereditari?), è l’adattamento di un brano di Floyd Jones del 1957, che a sua volta l’aveva scritto adattando un brano, “Big Road Blues”, registrato nel 1928 da Tommy Johnson. Son quasi 90 gli anni che questa canzone ha attraversato per essere ancora qui oggi a farsi ascoltare con fantastica freschezza.
Ho sentito suonare i resti dei Canned Heat nel primi anni ’80 a New York, almeno quanti della band originale l’eroina e altro non si è portati via nel corso dei primi due decenni di attività. Mi piace comunque sempre rivedere e risentire i 10 minuti nei quali a Woodstock, nel 1969, hanno insegnato al mondo la poesia del blues elettrico.
Foto di oggi? Beh, come non ricordare New York a questo punto, quando ero in giro con quel vecchio bestemmiatore di Carlo e la Cami …

















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