Finalmente sono tornato a Genova: ovvio che abbia sincronizzato i saluti a Silvia e Ivan con l’ordine di 22 acciughe impanate e fritte, vaporizzando settimane di attenzione alimentare. Estasi mistica. Le papille gustative in festa hanno cominciato a intonare l’Internazionale, Bella Ciao e l’Inno dell’Armata Rossa: solo una generosa gollata di chardonnays ha impedito che la prima strofa “Fra le macerie e sotto i mortai..” cominciasse a risuonare nel mio cavo orale.
La tentazione di fondare la Religione dell’Acciuga Rivelata nell’Ottavo Giorno negli Anni Bisestili con il NASDAC In Crescita è fortissima: solo il radicale ateismo e una certa repulsione per le religioni televisiveggianti me lo impedisce. Vediamo invece di condividere qualche informazione su questo fantastico pesce.
L’acciuga è definito “pesce azzurro“, di piccole dimensioni, ne possiamo contare oltre 140 specie, diffuse nel Mediterraneo, nell’Atlantico, nell’Oceano Indiano. Lunghe dai 2 ai 40 centimetri, sono caratterizzate da una striscia longitudinale lungo le squame di colore blu.
È tipico vederle conservate sotto sale o sott’olio, pulite a filetti o anche semplicemente eviscerate e senza testa. In Spagna le conservano con l’aiuto dell’aceto o del limone; vengono utilizzate anche come ingrediente di base in alcune salse sin dall’epoca Romanica, dove il garum era ottenuto facendole fermentare.
Uscito in pesante hang-over da acciuga son passato in Via di San Bernardo per scattare una foto …



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