Una decina di giorni e mi rimetto in cammino verso est e non mi fermo se non dopo 13mila e rotti kilometri: torno in Asia per un’altro round-robin di giornate di lavoro, che mi terrΓ occupato a guadagnarmi la pagnotta per un buon numero di settimane. Una delle cose che sto osservando Γ¨ il livello di fumo presente a Singapore, in Malaysia e Borneo, per capire quanto ne dovrΓ² respirare prima di prendere una sana boccata d’ossigeno (ironico, visto l’inquinamento epocale) a Beijing.
Il fumo Γ¨ il risultato degli incendi nell’isola di Sumatra, che, durante questa stagione raggiungono il loro picco: oltre a condizioni favorevoli a causa dei mutamenti climatici globali, la causa Γ¨ che sia piccoli agricoltori, sia grandi compagnie terriere, utilizzano il fuoco come rapida soluzione alla necessitΓ di disboscamento per far posto a culture piΓΉ redditizie come quella della palma da olio.
Ovvio ci sia reciproche accuse di responsabilitΓ e incapacitΓ per questo disastro ecologico, che, seppur proibito dalla legge Indonesiana, ha una difficilissima applicazione da parte delle autoritΓ competenti. Recentemente sono stati anche utilizzati 8 satelliti per fotografare le aree e identificare i responsabili, ma la proibizione di questa pratica potrebbe facilmente portare ad un “suicidio politico” chiunque seriamente la combattesse.
Anche gli interventi di spegnimento sono estremamente complessi: la natura del suolo e il materiale ligneo possono alimentare gli incendi per mesi se non per anni, mantenendo braci vive fino a metri di profonditΓ . Le emissioni portano l’Indonesia ai primi posti nella discutibile classifica delle nazioni piΓΉ inquinanti al mondo.
Non ho foto di Sumatra, ma poco piΓΉ a nord c’Γ¨ Langkawi, un’isola in Malaysia, che si affaccia sul Mar delle Andamane: il fumo arriva anche lΓ¬ e crea un effetto “nebbia” nella quale le distanze diventano difficili da calcolare. Ecco un’immagine scattata da quelle parti qualche anno fa …







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