Sabato mattina ho sviluppato una nuova teoria economica: l’ho chiamata “la botta di culo nel caos“. Attendo adesso un riconoscimento ufficiale, palleggiandomi tra l’accettare l’incarico di professore ordinario in una prestigiosa universitร , e la chiamata dell’Accademia di Stoccolma.
Durante il weekend l’albergo si riempie a tappo e, complice il mio bighellonare in palestra per tentare di mantenere una minima capacitร aerobica e parvenza di tonicitร muscolare, mi son trovato una discreta coda al breakfast. Mentre alle mie spalle una famiglia di turisti francesi aveva il maschio alfa in fibrillazione, e si esprimeva con un salmodiare di continue lamentele e proteste (tempo totale di attesa = 10 minuti, non mi sembra poi un crimine), davanti a me una coppia di Sydney (l’accento non tradisce).
Chiacchiero con Ken e sua moglie, lui consulente nella formazione, propone ai suoi clienti un’attivitร di brainstorming “speed-thinking“, lei giornalista. Ridiamo dell’ansia da brioche del francese e decidiamo di condividere il tavolo per dare una mano a ottimizzare il lavoro del ristorante.
Al tavolo prendono le ordinazioni per le bevande calde, poi ci si serve al buffet: ordinano tea e cappuccino, io invece voglio aspettare e chiedere un espresso dopo aver finito il breakfast. Ken mi avvisa “guarda che, col ristorante pieno, ci vuole un sacco di tempo per avere le bevande, meglio che tu ordini subito“. “No worries, mate!” gli rispondo sorridendo, mostrando che la mia formazione Australiana รจ piรน che completa.
Cominciamo la colazione, e dopo una buona decina di minuti arrivano le loro bevande. Ancora 5 minuti, passa una cameriera e le chiedo se posso avere adesso un espresso, che mi arriva in 30 secondi. Ken รจ sbigottito: “Ma come รจ successo?” mi chiede.
ร un’applicazione della teoria della “botta di culo nel caos” [“being freaking lucky in a damn mess“] gli spiego, preparandomi alla divulgazione del sapere. Il vostro ordine ha seguito il processo, รจ stato recepito dalla persona che ci ha accompagnato al tavolo, trasferito su un foglietto di carta con tipologia e tavolo di destinazione, e messo in coda all’addetto alla produzione delle bevande secondo una logica FIFO (“first in first out“, il primo che arriva รจ il primo che viene prodotto/servito). Tea e Cappuccio hanno quindi rispettato l’ordine e sono arrivati dopo che un’altra ventina almeno di ospiti hanno ottenuto le loro bevande.
Io ho invece agguantato un “battitore libero“, normalmente non addetto al processo, ne presente nell’organigramma di produzione: valutando il rischio, ho investito su di lui, rompendo completamente gli schemi e portandolo a compiere un’azione LIFO (“last in first out”, ultimo arrivato, primo servito), gestendo in totale autonomia ordine>produzione>delivery, facendo leva sul forte messaggio della compagnia per cui lavora sul soddisfacimento dei desideri del cliente come norma prioritaria su tutta l’organizzazione del lavoro.
Ovvio, aggiungo, che questa teoria ti espone a forti rischi di insuccesso (becchi il cameriere sbagliato, gli chiedi un caffรจ, ti torna con un mazzo di crisantemi), e puรฒ essere devastante per l’intero impianto organizzativo (facessero tutti come me, sarebbe la rissa in pochi minuti, con gente che si picchia per raggiungere la macchina del caffรจ), ma in casi limite dove comunque il danno รจ misurabile e quantificabile, questo ti offre una spinta innovativa e soprattutto, la possibilitร di un espresso.
Li saluto e noto la loro indecisione se classificarmi come un genio o un gran furbacchione.
Foto di oggi? Tre fondi di magazzino degli scatti fatti domenica, che ieri (lunedรฌ) ho cominciato a picconare in miniera alle 7:30 e ho terminato che erano le 23 passate. La prima (scattata dentro il tempio del Buddha a Chinatown), mi ricorda quelle cartoline di un tempo, con i bordi frastagliati …..





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