Alcuni mi chiedano se intervenga sulle fotografie alterandole con Photoshop o altro: no, non lo faccio.
Ho cominciato a scattare con la pellicola, e avendo pochi soldi in tasca, non mi potevo permettere molte prove. Questo mi aiuta anche adesso, dove l’elettronica di alcune macchine addirittura ti scatta una trentina di immagini in rapidissima successione e poi automaticamente ti sceglie e mette assieme quelle migliori, componendotene una sola. Io scatto solitamente una sola immagine, al massimo un paio con inquadrature leggermente diverse.
Uso la macchina fotografica in modalità totalmente manuale: scelgo la lunghezza focale (l’obiettivo, semplifichiamo), e adoro usare il 35mm, decido l’apertura del diaframma (la quantità di luce che faccio passare attraverso l’obiettivo) e il tempo di esposizione (quanto l’otturatore resta aperto) facendomi aiutare dall’esposimetro integrato nel mirino.
Metto a fuoco il soggetto in modo manuale (la mia macchina no ha autofocus) e compongo l’immagine nell’inquadratura del mirino, con l’abitudine di tenere entrambi gli occhi aperti per controllare cosa succeda oltre l’inquadratura e semmai migliorarla. In praticamente tutti i casi non devo poi ritagliare ne raddrizzare nulla.
Ovvio si facciano così meno fotografie e se ne sbaglino, almeno all’inizio, molte di più. Poi ci si abitua a decidere abbastanza velocemente cosa si vuol fare e a far seguire la manualità con una certa naturalezza. Più si fa pratica, come con tutto, meglio si riesce a realizzare quello che ci si era prefissi di fare.
Con una semplice App (Lens-Lab) vi faccio vedere quello che succede nel decidere focale, diaframma e distanza di messa a fuoco: voglio fare solo qualche esempio per far capire come mi vengono quei ritratti coi soggetti messi a fuoco e tutto il resto sfumato, piuttosto che quelle fotografie con tutto a fuoco da poche decine di centimetri all’infinito. Nessuna pretesa di insegnare alcunché, cedetemi.
Primo esempio (con un obiettivo 35mm, e ignorando i tempi di esposizione): diaframma a f 1.4, messa a fuoco a 2 metri. L’area “nitida” (a fuoco) è da 1.9m a 2.1m: solo 20 centimetri di profondità. Tutto ciò che si trova “prima” o “dopo” (più vicino o più lontano) dalla macchina fotografica risulterà “sfuocato”, annebbiato. Posso isolare un singolo dettaglio, quale quello di un volto.
Secondo esempio: cambio solo il diaframma, chiudendolo a f 8: mantenendo al stessa distanza nella messa a fuoco (2.0m), adesso ho “nitidezza” (fuoco) da 1.4m a 3.1m, con oltre 160cm di “profondità di campo) a disposizione, quindi posso isolare tutta una scena.
Se poi chiudo ancora di più il diaframma, a f 16, sempre mantenendo la messa a fuoco a 2.0 metri, la profondità di campo mi permette di avere soggetti a fuoco da un metro a quasi 8 metri. Uso questa impostazione per una scena più allargata, dove però lo sfondo deve passare in secondo piano.
Se, con i parametri di quest’ultima immagine, scelgo poi di mettere a fuoco a soli 6 metri di distanza, avrò nitidezza dai 2 metri (1.8m) all’infinito.
La pianto qui, altrimenti mi vien fuori un post cattedrattico. L’importante è, al solito, decidere cosa fotografare e soprattutto divertirsi!






Leave a comment