Quattro anni fa, il 22 giugno del 2009, dopo 74 anni di iconografico servizio, scompariva Kodachrome, la più bella e famosa pellicola invertibile a colori mai prodotta. Lo so che anche nel post precedente ho parlato di fotografia, e giuro che la pianto con le mie ossessioni, ma qualche informazione e curiosità di Kodachrome merita.
La pellicola, prima ad utilizzare un processo di “sottrazione di colori“, fu messa in commercio nel 1935 e diventò “la” pellicola a colori dei professionisti. Incredibile la resa cromatica, fantastica la finezza, impressionante la sua stabilità: test di laboratorio hanno confermato che il colore “meno resistente“, il giallo, può subire un 20% di alterazione solo dopo 185 anni.
La definizione era divina, paragonabile al linguaggio elettronico di oggi, una diapositiva Kodachrome era come un’immagine di 20 megapixel, e stiamo parlando di un supporto chimico prodotto quasi 80 anni fa. Professionisti come McCurry l’hanno utilizzata nel 1984 per il famoso ritratto della “Ragazza Afghana“, Sharbah Gula.
Il processo di sviluppo, estremamente oneroso e complesso, era gestito in esclusiva da Kodak che, proprio per questo, fino alla metà degli anni ’50, vendeva la pellicola con il costo dello sviluppo compreso.
Negli anni ’80 e soprattutto nei ’90 le Kodachrome cominciarono ad entrare in crisi, a favore prima di una maggiore competitività di altre pellicole e poi dall’imposizione della fotografia digitale sul mercato: questo, unito ai costi di mantenimento di grandi laboratori addetti allo sviluppo decretarono prima un declino, e poi la concentrazione in un unico stabilimento al mondo in grado di sviluppare, negli USA. Il 22 Giugno 2009 Kodak annunciò la sospensione della produzione, e l’ultimo rullino fu sviluppato il 18 Gennaio 2011. Da quel giorno la pellicola appartiene solo alla storia.
Ho scattato con Kodachrome 25 e 64 per quasi 20 anni: ho delle immagini di Gerusalemme e di Beirut alla fine degli anni ’70 che sono di una bellezza spettacolare. Ho fotografato a Berlino check-point Charlie (buffo, oggi ricorre anche l’anniversario della sua chiusura, nel 1990). Ho scatole con le colline del Somerset, il Bronx a New York, Singapore nei primi anni ’80 e la Sardegna nell’Ogliastra. Ogni tanto mi viene in mente di digitalizzarle: rinuncio, pigrizia soprattutto, ma anche il fascino di usare ancora il proiettore e ricordare quelle serate pallosissime in cui organizzavi la visione delle immagini ….
Immagini di oggi: finalmente il fumo che ha attanagliato Singapore per tutta la settimana è stato spazzato via dal vento da nord, e ci si è ritrovati con una bella luce e il cielo azzurro. 12 x 21 quindi: 12 immagini scattate andando a cercare i posti meno consueti, utilizzando un obiettivo 21mm.













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