Non sono certo un appassionato, ma entrare nella cattedrale del calco, nello Estadio Santiago Bernabéu, è sicuramente un’emozione. Inaugurato nel 1947, di proprietà del Real Madrid Club de Futbol, dopo le ultime ristrutturazioni e adeguamenti di sicurezza, ospita quasi 85mila indemoniati che urlano mentre 22 tipi in pantaloncini corti corrono dietro ad una sfera tentando reciprocamente di posizionarla nella rete opposta.
Il nome dello stadio evoca Santiabo Bernabeu Yeste, che, da ragazzino dopo aver sognato di poter calciare con i suoi eroi, nel 1909 all’età di 14 anni, entrò nella squadra giovanile del Real Madrid, giocandoci fino al suo ritiro nel 1927. Gran realizzatore di gol, ha indossato la fascia di capitano per anni, prima di passare al percorso di allenatore, arrivando a guidare la squadra principale fin quando, nel 1937, la Guerra Civile Spagnola spazzò via tutto.
Nell’immediato dopoguerra Bernabeu trovò la squadra distrutta, molti erano stati uccisi, altri spariti, la sede devastata e i trofei rubati: il governo poneva la sua attenzione e il suo sostegno sull’altra squadra della capitale, l’Atletico Madrid (chiamato all’epoca Atletico Aviacion, la squadra dell’aeronautica).
Nel 1943, a seguito di disordini dopo una partita a Barcellona e la deposizione forzata della dirigenza di entrambe le squadre, il ragazzino che decenni prima si aggrappava alla rete per vedere i suoi idoli calciare la palla, diventò Presidente. Santiago guidò il suo club fino alla morte, nel 1978.
Venne definito “visionario” per le capacità di costruire una leggenda: disegnò innovazione nell’organizzazione e nelle responsabilità, anticipando di decenni le attuali squadre di calcio, puntò su qualità costruita e su un importante vivaio, realizzò un centro di allenamento che risulterà poi, pochi anni fa, un affare immobiliare galattico. Costruì lo stadio.
Nel 1955, cogliendo l’intuizione di un giornalista francese, creò una competizione europea tra club: la Champions League, la Coppa Campioni.
Foto di oggi? L’altro ieri sera ho cenato nel ristorante dentro il sogno, impossibile non cedere alla tentazione di scattare un’immagine in bianco e nero, a ricordo dei tempi di Santiago ….



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