Un paio di giorni fa, Venerdi 17 per la precisione, si è celebrato il IDAHOBIT, acronimo di International Day Against Homophobia, Biphobia and Transphobia, promosso dall’Unione Europea per ricordarci i diritti di tutti, ma, soprattutto, il nostro dovere all’uguaglianza.
Riesco ancora a sorprendermi quando si parli di diversità nell’ambito delle proprie preferenze sessuali: che io sia eterosessuale e che il mio fraterno amico Benedetto sia omosessuale dovrebbe avere la stessa valenza dell’avere i capelli lunghi o corti, le scarpe allacciate o i mocassini, dire “alla salute” invece che “cheers“, indossare una camicia o una polo, guidare sulla sinistra o sulla destra, cominciare a contare sulla mano dal pollice o dal mignolo.
Nel 2011, dopo aver fatto un po’ di foto durante Gay Pride a Milano, ho montato le immagini con un po’ di musica e con qualche effetto kernel, mettendo il tutto su YouTube: per settimane mi sono stupito dei commenti ignoranti, volgari e ottusi che spesso degeneravano nell’insulto e nella minaccia. Ne arriva qualcuno ancora oggi e, volutamente, non li cancello: mi sembrano una doverosa celebrazione della vergogna.
Spero un giorno una seria legge condanni l’omofobia e un serio magistrato la applichi, ma spero che ancora di più in tutte le scuole si insegni il dovere del rispetto e il dovere all’uguaglianza.
La scorsa estate ero a spasso per il Village di Montreal, il più storico quartiere gay del Canada, scattando qualche immagine: “AU VILLAGE NOUS CROYONS QUE LES DIFFERENCES DOIVENT ENRICHIR PLUTOT QUE DIVISER”












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