Dannazione alla prima volta che ho deciso di provare a radermi la zucca, eliminando tutti i capelli usando il rasoio da barba.
Ci sono arrivato per gradi: prima visite mensili dal barbiere che mi tagliava il pelo superfluo (a forbice all’inizio, per passare alla macchinetta più recentemente), poi ho comprato un mio tosaerba privato e ho cominciato ad abbassare sempre di più la lunghezza fino al paio di millimetri con passate sul prato tricologico decadali e poi settimanali.
Una mattina ho fatto il grande salto e, dopo aver spennellato di schiuma da barba tutto il cranio, ho osato con una certa apprensione ad azzerare col rasoio qualsiasi cosa ci si trovasse sopra. Sensazione inizialmente strana ma poi drammatica abitudine in costante aumento di frequenza. Stamani mi son reso conto che mi sto radendo a giorni alterni e sto quasi pensando di farlo con la stessa frequenza con la quale mi faccio la barba.
A 14 anni ero tornato dopo 3 mesi di vacanze-lavoro a London con le ciocche di capelli fino sulle spalle (periodo psichedelico, ero stato anche a vedere i Pink Floyd suonare The Dark Side of The Moon), oggi non tollero il millimetro che spunta. Coerenza marmorea negli anni. Solo l’anno scorso, complice un viaggio in Mozambico dove ho lasciato crescere qualsiasi cosa, sono tornato in ufficio con i capelli e tutti mi guardavano strano chiedendo se mi fossi messo in testa un’idea del cazzo (parafrasi della celebre pubblicità “in testa un’idea meravigliosa” di Cesare Ragazzi sull’applicazione posticcia di capelli incollati al cranio).
Mentre, comunque, stavo esercitandomi nell’arte di Figaro, noto sforbiciatore di Siviglia, mi è venuta in mente la storia di Sansone, dei suoi capelli e dei Filistei. Si, ammetto di essere in un periodo biblico per l’ispirazione.
La storia (cruentissima) di Sansone è raccontata nel Libro dei Giudici: dopo che il classico angelo appare ad annunciare una nascita “consacrata da dio“, Zorea partorisce un bambino cui, secondo l’istruzione ricevuta dall’angelo, non deve tagliare i capelli, essendo un “nazireo“. Se questo vi sembra cosa strana da risata sulla mitologia, la prossima volta che ascoltate un disco di Bob Marley datevi una manata sulla fronte: il Nazireato Rastafari ha tutt’ora moltissimi seguaci, e alcuni di loro aderiscono alla prescrizione di non tagliarsi i capelli ma di intrecciarli nelle dredlocks (“treccine“) per ricordare il voto biblico.
Tornando a Sansone: tipo incazzosissimo e fortemente attratto dal sesso, ve ne traccio la storia.
Nel periodo in cui gli Israeliti erano stati sottomessi dai Filistei, Sansone esce di casa e vede una tipa (Filistea) di cui si innamora. Torna a casa e rompe le scatole fintanto che i genitori acconsentono a fargli sposare questa straniera. Va a chiederle la mano e per strada incontra un leone che il nostro squarcia a mani nude. Dopo la dichiarazione di matrimonio, tornando a casa, scopre che nel cadavere del leone c’è una colonia d’api e ne prende il miele, offrendolo ai genitori e ai futuri suoceri.
Al nostro piacevano anche le scommesse e, durante la festa di fidanzamento, propone un indovinello su dove avesse trovato il miele: dopo sette giorni di inutili tentativi, e dopo che la fidanzata gli aveva estorto la soluzione a forza di piagnistei, i Filistei invitati vinsero la scommessa. Sansone, capendo di essere stato raggirato, esce e trucida trenta persone per sottrarre loro le vesti e pagare la scommessa. Ci sarebbe da riflettere qui sulla celebrazione biblica dei serial killer, ma non abbiamo tempo.
Tornato alla festa, scopre che la promessa sposa è stata invece maritata ad un’altro: per vendetta cattura 300 volpi, ne lega le code a coppie, mette una torcia in mezzo e le lancia a dar fuoco ai campi dei Filistei. Anche qui, le violenze su animali narrate nei libri sacri meriterebbero un pensiero.
Visto che i Filistei per ritorsione bruciano la donna e suo padre, Sansone fa una strage e, dopo essersi rifugiato in una caverna ed essere stato catturato da 3,000 uomini, giungendo in catene a Lechi, si libera, prende una mascella d’asino e fa strage di 1,000 uomini. Ci si riprova a catturarlo a casa di una prostituta, ma il nostro ne esce portandosi via la porta come se fosse un autotreno sulla Brennero.
La storia termina con il nostro tipo che si innamora di Dalida, alla quale confessa che l’origine della sua forza é nei capelli: Dalida lo tradisce, i Filistei lo catturano, gli cavano gli occhi e lo mettono a spingere una macina. Non avendo l’accortezza di farlo radere tutti i giorni (ecco che ci siamo, finalmente al mio riferimento di stamani), i capelli gli ricrescono e quando viene esposto al pubblico ludibrio durante una festa, si aggrappa alle colonne della casa, distruggendola e pronunciando la sardonica frase “Muoia Sansone e tutti i Filistei“, che anche qui ci porta a riflettere un filo sui kamikaze biblici.
Direi che quasi 800 parole di cazzate possono bastare.
Foto per oggi? Ieri mi è toccato sudarmi realmente il viatico e ho fatto un 7-di-mattina-10-di-sera non-stop di lavoro, manco il tempo per respirare se non delle forti iper-ventilazioni prima di ricominciare le mie filippiche. Riciclo quindi un’immagine che ho scattato mercoledì mattina a Kuala Lumpur, taroccandola un po’ con più contrasto, che il b&w in filtro rosso non passa mai di moda, e almeno si capisce lo spettacolo che vedevo la notte prima sotto il monsone (vedi questo link Monsone) …



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