On the way to Sin

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Sono stato dentro una scatola di latta per quasi due ore, e adesso mi chiuderanno dentro un’altra, leggermente più grande, per altre almeno 14 ore. Sto rimbalzando su London per arrivare (domani nel tardo pomeriggio) a Singapore.

L’isola-stato, o meglio, il grappolo di isole che formano oggi The Repubblic of Singapore , ospitarono, a partire dal 1819 una sede della Compagnia delle India, diventando poi, nel 1826 un protettorato inglese. Invaso dalle truppe giapponesi durante la II Guerra Mondiale, ottenne l’indipendenza assieme alla Malaysia nel 1963 e due anni dopo fu riconosciuto come stato indipendente.

Contando record economici come l’essere tra i primi 4 hub finanziari al mondo, e tra i 5 più trafficati porti del pianeta, riconosce 4 differenti lingue ufficiali: inglese, chinese, malese e tamil. A onor di cronaca quello che mi si parla localmente è il singlish (Singapore-english), curioso cocktail linguistico, mescolanza brodosa delle quattro lingue e di espressioni gergali.

Nel 2004, con un aggiornamento del “Free Trade Agreement“, la chewing-gum (la gomma da masticare, la “cicca” insomma) è proibita a Singapore, se non per precisi scopi terapeutici che devono essere prescritti da un medico. Proibito importarla, proibito consumarla, proibitissimo (e pare questa sia l’origine del divieto), “disfarsene in modo inappropriato, attaccandola sotto sedie o tavoli o gettandola a terra, cosa che preficura il reato di atto vandalico“.

Foto di oggi? Un altro umanoide a Heatrow che attende una coincidenza, e non si fa mancare un bicchiere di frizzantino, mentre un 747 diventa più leggero dell’aria …

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