È bello giocare con il linguaggio e con le sue sfumature: usare una stessa radice semantica per poi aggiungere, attraverso la ricerca dei termini, una valutazione qualitativa. Ti permette di definire tagliente sarcasmo e affilata ironia.
Che poi non vengano colti, s’ha da dire, è la condanna con la quale spesso convivo.
Incipit culturale per spiegare come mai, quando stamani accanto al mio 12F si è seduta una signora che si era immersa nel profumo più dolciastro, ho avuto per alcuni secondi la tentazione di chiederle se volesse dissimulare la convivenza con una puzzola o il fatto che lavorasse nel settore letami ed affini: ho serenamente rinunciato e son collassato nel sonno dei giusti ben prima del decollo.
Ho dormito per pochi minuti, sognando un immenso bignè con glassa rosa che mi rotolava addosso impedendomi di respirare: non scomodiamo Sigmund e la sua “Interpretazione delle cacate“, la signora mi schiaffeggiava olfattivamente anche nelle mie fasi REM più profonde (e altro che muovergli gli occhi, li strabuzzavo probabilmente).
Passo la giornata a Londra a guadagnarmi lo stipendio, e la chiudo (professionalmente) con una conference call iniziata in Liverpool Street, e terminata (78 minuti dopo) in Leicester Square: anche un facocero intrippito come me si è congelato falangi, prepuzio e lobi auricolari. Cazzo che arietta pungente.
Pietro e la Francesca sono in piena forma: siamo riusciti a seccare un paio di bottiglie di ottimo Catarratto Chardonnays mentre condividevamo sogni, polpo con la paprica e halibut al burro, viaggi e menhir. So che i menhir c’entrano poco, ma provate voi a bervi 4 bicchieri di vino e poi sentiamo di che cazzo parlate.
Torno a Liverpool Street: è impensabile non scattare qualche foto. Night hawks, gioco ancora con le lunghe esposizioni dove il mosso aggira la statica ….








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