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Potrebbe essere interessante capire che ore siano: a Sydney è l’una dei pomeriggio, in Papua è mezzogiorno, a Singapore le dieci di mattino. in Europa è ancora notte, a London le due e a Milano le tre. La mia parte razionale è chiara, quella fisica risente leggermente del frullato provocato da cicli sfasati sonno-veglia e da una secchiata di ore passate in aria rarefatta dentro tutti gli aerei dove ho viaggiato nelle ultime tre settimane. Il mio orologio biologico ha fuori molle e ingranaggi: sono totalmente rincitrullito.

Mi son messo a lavorare da circa un’ora, violando la regola che mi sono dato da anni di riposare e basta durante i voli, visto i ritmi che tengo quando poi tocco terra: ho nelle orecchie le musica di Ash Dargan, artista Aborigeno, e il suono del suo didjeridoo mi regola anche la respirazione.

Sono indeciso se ordinare la cena o il breakfast: visto che ho cordialmente rifiutato il pollo con patate che mi era stato offerto da Air Niugini sulla tratta da Port Moresby a Singapore e, una volta atterrato a Changi mi son limitato alla reidratazione a base di frizzantino offerto nella lounge da BA, adesso sto per violare anche la seconda regola che mi son dato di non mangiare a bordo.

Mi sono alzato, ho chiesto un caffè e biscotti, tanto per forzare un filo il fisico in un’alimentazione congeniale al fuso orario di destinazione, ho appoggiato la macchina fotografica su un divisorio, chiuso a f5,6 e aspettato ….

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