Ho un’interessante discussione con Camilla, che si rifiuta tassativamente di entrare in acqua sostenendo una massiccia presenza di squali nelle coste del Queensland.
Le ho citato le statistiche, che indicano come sia decisamente più pericoloso attraversare una strada, pescare in riva ad un fiume o frullare un milkshake, rispetto a tuffarsi nelle acque davanti alla Pacific Beach di Coolangatta.
Ho insistito empiricamente, tuffandomi ripetutamente e rimanendo in acqua per ore. Nulla da fare: al massimo si bagna i piedi e con estrema cautela (si sa mai che ci sia uno squalo ghiotto di alluci).
La sua motivazione è semplice: “è come quando tu ti trovi davanti ad un buon buffet e alcune eccellenti birre, non riesci a trattenerti. Stessa cosa per uno squalo che nuota da queste parti, butta un occhio e si fa una scorpacciata sputando solo i costumi Billanbong che ormai hanno soppiantato gli Speedo“.
Oggi giornata a Brisbane: ho incontrato Shan con cui lavoro da quasi 10 anni senza esserci mai incontrati di persona. Scattato qualche immagine, compresa quelle di una coppia di Hare Krishna che giravano con una mini-bici acrobatica (notare la bandiera Tibetana) e con un ampli portatile per ripetere le loro preghiere. Esilarante l’incontro teologico con una coppia di tassisti sik …









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