Sydney

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Alle 7:10 di stamattina ho terminato il viaggio che avevo cominciato 26 ore prima e ho sorriso ad una ragazza australiana che si mostrava interessata. Interessata al mio passaporto.

Ho passeggiato dalla base dell’harbour bridge fino alla punta dell’Opera House, godendomi il movimento dei ferries ritmato dal suono di un didgeridoo con base techno martellante.

Il colore delle Sand Stones (pietra arenaria) delle costruzioni di The Rocks sono tagliate la mattina da una luce che ne fa risaltare venature e sfumature.

The Rocks nacque immadiatamente dopo la fondazione della colonia Australiana: era un quartiere a ridosso del porto con la discutibile fama di albergare la maggiore densità (all’epoca) di prostitute e, come diretta conseguenza, di marinai ubriachi e ingrifati dopo vari mesi di navigazione, normalmente anche più inclini alla rissa di quanto lo sia io in una qualsiasi delle mie quotidiane conference calls.

Con la peste bubbonica del 1900, le autorità decisero di ripulire in qiartiere, che, nel contempo, era ulteriormente degenerato, con un piano di recupero che portò all’abbattimento di diverse centinaia di abitazioni e altri palazzi, ma il piano si interruppe con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Nel 1965 un nuovo tentativo puntava a fare tabula rasa e lottizzare l’area a fini residenziali e terziari. Un gruppo di abitanti e i sindacati dell settore costruzioni vi si opposero: a tutt’oggi abbiamo una situazione in divenire dove, accanto a splendide costruzioni ristrutturate, convivono ancora parti che necissiterebbero un radicale rinnovamento.

Foto di oggi? A spasso per Circular la mattina presto e poi sù verso QVB.

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