Stamani sono passato in Mesopotamia.
Con correttezza giornalistica devo però aggiungere che ci son passato a 40,000ft di altezza, leggendomi un libro, seduto dentro un 330 della Etihad che mi riportava a casa dopo un paio di giorni di lavoro nella sand-box di Abu Dhabi.
L’ultima volta che son passato invece calpestando il suolo ho dovuto firmare talmente tante pagine di rinunce a rivalse per danni, di obbligo di riservatezza e di conferma che li non c’ero, non c’ero stato e non ci sarei mai stato che ho passato più tempo a far firme che non a lavorarci sul serio.
Non prendo mai voli diurni per la loro devastante noia: le quasi 7 ore oggi sono difatti passate triturando due libri e dando un occhio ai posti che sorvolavo. Il nord del Golfo Persico con la pianura paludosa risultato dell’unione tra i due fiumi Tigri ed Eufrate, entrambi soggetti a devastanti piene alluvionali, mi fa sempre ricordare sia i fasti di Babilonia, sia la guerra Iran-Iraq che per un decennio ha macellato nelle trincee da queste parti centinaia di migliaia di individui.
Ho scattato una sola immagine, nella penombra: una famiglia somala diretta in Europa ….



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