A casa di Jack the Ripper

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Mi son reso conto di essermi portato dietro per tutta la settimana un kilo di attrezzatura fotografica (corpo, un 35 e un 90) per scattare 3 immagini in ufficio: vergognoso.

Alle 5 ho chiuso il PC e mi sono avviato a piedi verso est, percorrendo Streets, Alleys e Lines a casaccio, uscendo dalla City verso l’East End, entrando a Whitechapel.

Whitechapel rappresentava la Londra vittoriana popolare, malfamanta, maleodorante: nel 1888 una serie impressionante di delitti compiuti da un serial killer ne scossero la popolazione. Furono 5 le vittime accertate, e altre 10 potenzialmente sono state uccise dalla stessa mano. 15 donne, in maggioranza prostitute.

L’assassino tranciava quasi completamente la gola della vittima, fino alla decapitazione e poi infieriva su stomaco e ventre, asportando anche trofei delle parti intime. Il nome con il quale è tutt’ora ricordato è “Jack The Ripper“, Jack lo Squartatore.

Tutte le indagini, sia dell’epoca, sia condotte in epoche più recenti, indirizzate verso un ampio numero di sospetti, non hanno mai dato una chiara prova di colpevolezza, anzi hanno alimentato la leggenda di Jack, farcendola di misteriose lettere, di macabri reprti mandati alla polizia, e di squilibrati mitomani.

Ho scattato una immagine dove volevo ricreare l’ambiente crepuscolare-vittoriano e poi, sulla via del ritorno mi son messo a giocare sul motivo “statica e movimento” con esposizioni fino ai 20 secondi. I prosciutti non sono resti del lavoro di Jack, almeno lo spero …

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