48 ore – seconda parte

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La cena è stata, come previsto, disastrosa: non amo la cucina francese, se non per molluschi e crostacei, e il tentativo di dinner tradizionale è stato in linea con le peggiori aspettative.  La camera dell’albergo a Paris era un forno ventilato: manco scaricando due caricatori 9mm sul termostato son riuscito a modificare la temperatura e quindi ho spalancato la finestra creando uno shock termico nel microclima dell’area di Chatlet.

Alle 6 di mattina poi, in assurda contemporanea con la mia sveglia, tutte le luci dell’arrondismant si son spente per due ore, grazie ad un providenziale sincronismo e un’inyterruzione totale di energia elettrica, e io mi son fatto la barba usando lo schermo dell’ipad come lampada.

Il collega che mi ho incontrato dopo, chiedendomi (visti i tagli) se avessi fatto sesso estremo con una gatta siamese dagli artigli affilati, è stato regolarmente mandato a cagare. La giornata è poi trascorsa senza lode né infamia fino a quando, parcheggiato in un infamissimo bar dell’aeroporto CDG, ho speso 8 euro per una pessima media birra in bicchiere di plastica e 9 euro per un panino: per una cena ti chiedono il PIL del Bangladesh, in compenso il posto era sporco, maleodorante e insalubre.

La pianto qui, tutti sanno che la Francia non è la mia destinazione preferita. Ancora una volta la tendenza è confermata.

Ancora qualche immagine scattata a Chatlet ….

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