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Ho i resti di una crostata di Panarello che mi osservano minacciosi dalla mensola della cucina.

Se non conoscete le crostate prodotte da questa storica pasticceria genovese, poi trapiantata a Milano, state vivendo nella valle dell’oscurantismo della Weight-watcher e siete malati di preconcetti ipo-calorici degni di essere denunciati alla Corte dell’Aja per crimini contro la panza.

Unico rimedio è inforcare la bici e arrivare in Corso di Porta Romana, dopo l’incrocio con Santa Sofia, entrare driblando il Senegalese che vuole occuparsi dell’outsourcing della vostra due ruote, ordinare caffè  e un cannoncino (i cannoncini di Panarello sono il tredicesimo segreto di Fatima) e poi concedervi l’acquisto e poi l’assaggio delle loro crostate: burro puro con vaghe tracce di altri ingredienti e sapori.

C’è il colesterolo che azzera i contatori, (dopo aver superato il 9,999), al solo avvicinarne una fetta alla bocca: ma è celestiale.

Io non sono un dolcista, preferisco sempre un piatto “salato”, ma pezzo di crostata con un bicchiere di latte freddo è da Bucket List (bel film del 2007 con Nicholson e Freeman).

Che ci faccio in cucina? Sto tentando di rianimare la mia stilografica dopo qualche settimana di non-uso: scrivo pochissimo a mano, ma quando devo, l’uso dell’inchiostro si impone!

Mi viene in mente una foto che ho scattato a fine Giugno di quest’anno a Shanghai ….

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