TIM moments

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This Is Mongolia“, acronimo “TIM“, nel linguaggio comune descrive i momenti nei quali devi ricordarti di essere in un paese che sta ancora sviluppando le sue infrastrutture e che sta assorbendo uno tsunami di expatried, ad ogni livello e da ovunque, in pochissimo tempo.

Comincio a tornare. Il company bus che mi porta dall’albergo all’aeroporto ha giá a bordo alcuni contractors che hanno l’aria stanca del 4:2 o del 5:3, numeri che indicano le settimane di turno e di riposo. Quando sei qui lavori su turni di 12 ore, con 12 ore di riposo. Sette giorni su sette. Ci si ferma solo se la temperatura raggiunge i -60 o se cominciano le tempeste di sabbia e neve che annullano qualsiasi possibilitá di comunicazione e tecnologia.

Si sente l’accento australiano, americano e southafricano, ma si parla poco. Due olandesi mormorano qualcosa, ma la loro lingua mi é veramente ostica. Il mondo del campo e quello di casa sono totalmente impermeabili e non hanno nessun contatto o scambio. Vivi in un posto o nell’altro. Quantum leap tra i due.

Rifletto sugli incontri di questa settimana. “Our business is to dig the ground, get stones out of it, place them in boxes and ship to our client” mi ha detto ieri il CEO, “Your business is to keep us alive while we’re doing it, check how we can make more tons of stones and how can we get them cheaper way“. Provo troppa simpatia per questi minatori Australiani in Mongolia: in poche parole mi ha descritto il loro core-business e cosa si aspettano da noi. No bullshit. “And get back here soon, Mau, we like you” ha aggiunto.

Questo meglio che il mio capo non lo senta, altrimenti mi becco, come è già successo, un biglietto di sola andata e rimango in questo paese fino a quando gli yak si trasformano in antilopi a forza di secchiate di mutazioni genetiche.

Mi metto in fila per il check-in dove il cartello dice “Air China 902 to Beijing”. Dopo 30 minuti arriva il mio turno. TIM moments: “This no Beijing, this Istanbul“. Ok, cazzo, un filo di coerenza, se c’é scritto Beijing perchè registrate i passeggeri per Istanbul? “This no Beijing, this Istanbul“.

“Ok, is there any China Air representative I may talk to? I’ve been in the wrong queue for half an hour due your miscommunication”. “This no Air China, this Turkish“. Qindi devo rifare tutta la coda, porca miseria? “This no Beijing“. Zen. Mi rimetto in coda, accompagnato dal plotone che avevo con me sull’autobus, che si era unito alla mia infausta scelta.

Mi sparo nelle orecchie a pieno volume il ritmo dei Gorillaz con Stylo, “….night after night, sometime is hard …” e vi faccio vedere una foto scattata sul bus poche ore fa ….

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