Louisbourg, Afghanistan

Written in

by

Incontro Rob in una pausa, mentre esce dal vapore, dal ghiaccio, dall’odore di granchio bollito. Mi viene incontro sulla banchina, gigante tatuato, stivaloni di gomma che si fondono in una pettorina con bretelle annodate intorno al collo. Grossi guanti di gomma che lo proteggono fino al gomito.

Hi, how’u’doin‘”, una bestia d’uomo (e in non sono certo un piccolino), con una innata gentilezza. Ma sulle sue braccia la scritta “Hotel Kabul” dice altro. Gli chiedo “how long did you serve in the Army?“. “Due turni in Afghanistan, poi ho avuto il buon senso di tornare a casa e mettermi a lavorare con mia madre, qui nella nostra azienda di pesce“.

I pescherecci hanno scaricato da meno di un’ora e i granchi sono già stati cotti, adesso un nastro li trasporta davanti a una dozzina di addetti che spaccano le corazze crostacee e estraggono la polpa. È un rimbalzare di rumori, di odori, di pezzi di pesce. I gabbiani sono a decine immobili nell’aria, pronti ad approfittare di qualsiasi cosa che esca dalla catena del freddo.

Rob rientra nella sala di lavorazione e ne esce con 4 enormi gruppi di zampe e chele:Appena cotti, mangiali e dimmi se è vero che siano i migliori di tutto Cape Breton

Leave a comment

Wait, does the nav block sit on the footer for this theme? That's bold.

THE WORLD, ONE STORY AT A TIME

Explore the style variations available. Go to Styles > Browse styles.