Domenica sono atterrato a Linate con un bel forte vento di traverso a raffiche: i manuali di pilotaggio avvisano che questo può dar luogo a problemi nel mantenere il velivolo in asse con la pista.
I manuali hanno ragione.
Al primo approccio, il fido pilota BA su cui rivesto immensa fiducia (come su Nunzio in auto), ha portato l’aereo ad una altezza di 2 metri dal suolo, poi il vento lo ha fatto ruotare verso destra di circa 45 gradi e spostato in basso l’ala di sinistra, facendo toccare quel solo carrello per effetto dell’inclinazione.
Gear up!
Gear-up è la manovra di “abort landing“. Si tira bene la manetta dei motori, dando nuovamente potenza, si manovrano i vari timoni per far ruotare il velivolo a naso in su e si riprende tranquillamente quota. Volando spesso ti capita quattro o cinque volte all’anno a causa di vento, pista occupata o landing-misapproach.
Il “tranquillamente” di cui sopra è mancato ad una gentile signora che sedeva davanti a me in fila 1. Con un urlo penso abbia disegnato la Norvegia nelle sue mutande e poi ha continuato a piangere per il terrore. Si è calmata solo quando, al secondo tentativo, il pilota ha schiacciato l’aereo sulla pista e poi attivato dei retro-fit che hanno portato la glottide fuori dai denti.
Foto di oggi? Windy beer: mi sembra in tema!


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