Atterro a Doha, arpiono un taxi e concordiamo con l’autista che abbiamo una comune comprensione di dove mi debba portare, alla Al Fardhan Tower. L’accento è del sud dell’India e arriva la domanda “Where are you from Sir?“. “I’m Italian, mate“.
“Ci sono due italiani in prigione nel mio stato, il Kerala. Hanno ammazzato due miei vicini di casa” mi dice subito. Gli offro una risposta politica: “Non so di preciso cosa sia successo, ma, da una parte bisogna dire che i tuoi concittadini offrono anche più di qualche appoggio logistico alla pirateria e dall’altra parte si sono consegnati con fiducia nella giustizia indiana, no?“.
Il resto delle conversazione viene coperta dal volume della radio, sintonizzata su un notiziario in hurdu che il tassista, come ritorsione temo, alza fino alla soglia del dolore e una buona parte dei commenti sono ancora incentrati sulla vicenda, utilizzata anche in modo propagandistico per le elezioni locali che si stanno tenendo.
Adesso lasciatemi commentare un po’ questa cosa e anche la notizia di ieri che la UE ha approvato due ulteriori anni di missioni militari, inclusa l’opzione di attacchi in territorio Somalo. Per fortuna ho anche letto una chiosa dove si parla di aiuti alla popolazione per costruire uno sviluppo economico alternativo alla pirateria: speriamo in bene, ma ho fosche previsioni … le avventure militari da quelle parti non sono mai finite bene, vedi l’esempio di Mogadisho (datevi un paio d’ore di visione al film Black Hawk Down del 2001 per avere una sensazione reale e veritiera di che succede da quelle parti).
Non fraintendetemi: pirateria, sequestri e rapimenti sono crimini che concordo vadano combattuti con ogni mezzo, primo fra tutti, come dicevo sopra, con l’aiuto a costruire un’alternativa che supporti il tessuto sociale e che eviti di considerare la violenza come unico mezzo di sostentamento. Subito dopo però c’ê il diritto alla difesa, e non il pagamento dei riscatti, cosa quest’ultima per la quale noi italiani siamo purtroppo noti e additati nell’ambito internazionale. Se paghi dimostri che il modello economico funziona.
È giusto difendersi ma bisogna anche conoscerne le conseguenze e conviverci. Non parlo della storia che gira da queste parti che ormai i pirati evitino come la peste le navi russe perché gli spetsnaz a bordo hanno regole d’ingaggio flessibili, comprese quelle di lasciare i pirati catturati in una scialuppa nel mezzo dell’oceano Indiano (se va bene). Parlo del fatto che, quando la tensione sale e spesso è importante dare segnali inequivocabili, beh, ci scappa il morto quasi di sicuro.
Non faccio la distinzione tra pirata morto o pescatore morto, o ancora ostaggio morto. I crimini vanno combattuti, farlo con i guanti bianchi di seta è difficile: si macchiano troppo facilmente col sangue. Non lamentiamoci poi quando li portiamo in tintoria.
Ho sempre avuto il fascino di andare a Mogadisho e visitare una parte della Somalia ma in questo momento non ho ragioni sufficienti per rischiare la vita in quelle zone.
A metà dicembre sono però stato una settimana a Maputo, in Mozambique (lo so, non ho ancora scritto nulla sul quel viaggio, magari in settimana rimedio): ho scattato qualche bella immagine ma la “particolarità” di vedere sul posto la bandiera dello stato africano che ha messo il Kalashnikov come suo simbolo qui vince sopra tutto ….


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