Stamani, felice come uno spazzolino da denti dopo una cena a base di aglio, alici e montone (che si infila tra i denti), ho fatto un check-in per la 12.471esima volta nell’aeroporto di Dubai: destinazione la ridente e affascinante Doha (e qui chi non coglie il sarcasmo vada in analisi).
Svariate decine di minuti prima avevo tantato ancora una volta di restituire l’auto a nolo con un processo “vip-fast-track” che NON funziona solo in Medio Oriente, mentre in tutto il resto del mondo non faccio tempo a respirare e ho giá la ricevuta in mano.
Stamani l’addetto, tal Abdul Jabbar come scordarselo visto che omonimo del mitico cestista dei Los Angeles Lakers, continuava nervosamente a grattarsi lo scroto (le palle, pre i fini esegeti), guardando e rigirandoil foglio del mio contratto di noleggio, il modulo di restituzione e le chiavi della macchina.
Penso che dopo solo alcuni minuti di approfondita ricerca delle blatte presenti neila sua area genitale abbia finalmente deciso di usare le chiavi e non il contratto per aprire l’auto. Il controllo delle condizioni ha incluso anche la conferma della presenza dei posaceneri posteriori: mi chiedo che tipo di clienti noleggino auto da queste parti,
Quando poi ha deciso che non avevo in alcun modo violato il bene prezioso, sempre grattandosi, ha deciso di verificare il canone e i servizi accessori: a nulla è valso il ricordagli che noleggio veicoli qui dal 1999 e son passato più volte io da qui che non un filo interdentale tra gli incisivi delle sue ultime 18 generazioni.
L’ho abbandonato a se stesso, sperando che mi arrivi la ricevuta via mail. All’immigration hanno finalmente sancito la mia uscita “ufficiale” dal paese, cancellandomi permesso di soggiorno e di lavoro.
Ci sará da ridere quando, tra due giorni, tenterò un rientro con un visto business e, ovviamente verrò deportato per violazione delle disposizioni presidenziali sulla salamella, sul Cammino di Santiago e sulla torta di mele.
L’immagine di oggi? Le compassate cravatte in vendita al duty free.


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